Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 3664 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El Puerto de Honfleur dio la bienvenida al Greg Mortimer, crucero operado por Aurora Expeditions, marcando La entrada Puerto de Honfleur recibe primera recalada del Greg Mortimer se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El Puerto de Santander registró un aumento de 3,4% en el manejo de carga durante el La entrada España: Puerto de Santander aumenta 3,4% manejo de carga en primer cuatrimestre de 2026 se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El Puerto de Blyth presentó oficialmente el proyecto de ampliación del muelle Battleship en su reunión La entrada Reino Unido: Puerto de Blyth anuncia millonaria inversión para impulsar crecimiento de energía limpia se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario La Junta de Comisionados de la Autoridad Portuaria de Virginia (VPA) seleccionó a Sarah J. McCoy La entrada EE. UU.: Sarah McCoy es nombrada directora ejecutiva de Autoridad Portuaria de Virginia se publicó primero en PortalPortuario .
Ex Carbon, c’è il via libera alla bonifica. Operativo nuovo piano di Restart ad Ascoli, primo step: la demolizione dei capannoni Corriere Adriatico
ASCOLI E bonifica sia. Ora c’è il via libera dell’Arengo anche dal punto di vista tecnico e formale al risanamento totale dell’ex Carbon che Restart, società proprietaria dell’area guidata dall’imprenditore Battista Faraotti, potrà finalmente avviare una volta demoliti, tra la fine del 2026 e il 2027, tutti i capannoni presenti.
Lo scenario
Via l’inquinamento, dunque, per fare posto a un nuovo quartiere con servizi e infrastrutture, spazi verdi, innovazione, formazione e insediamenti residenziali. E il primo segnale importante, riguardo la prospettiva futura che inizia a concretizzarsi; ecco già nelle prossime settimane il previsto avvio dei lavori, come anticipato dal sindaco Marco Fioravanti, per la realizzazione del polo innovativo e tecnologico di C-Next, ovvero la struttura operativa che prenderà corpo proprio laddove una volta c’era la mensa dello stabilimento industriale.
Il piano di bonifica
Dopo un lungo percorso – iniziato nel 2016 con un primo piano di bonifica in relazione alla vasca di prima pioggia, poi conclusasi con l’intervento del commissario Giuseppe Vadalà – adesso si arriva alla fine dell’iter con la determinazione degli uffici tecnici comunali preposti che rende operativo il nuovo Piano presentato da Restart nel 2025 e approvato dalla conferenza dei servizi con alcune prescrizioni, fino ad arrivare al benestare dell’Arengo, dal punto di vista tecnico-formale, che recepisce e rende esecutivo il Pob (Piano operativo di bonifica), aprendo le porte al risanamento ambientale di tutta quella grande area a ridosso del centro cittadino. E in tal senso già nell’aprile scorso, quando la conferenza dei servizi è stata chiamata ad esprimersi per poter procedere verso la conclusione dell’iter, dalla fase illustrativa è emerso che la bonifica complessiva sarà realizzata in tre fasi e tutta l’area sarà suddivisa in 4 sub-aree distinte per le diverse modalità di intervento e tecnologie da utilizzare. E si prevede anche la produzione, nella fase di bonifica, di circa 60mila metri cubi di rifiuti inerti che, una volta trattati, diverranno aggregati da riciclare nella fase successiva di sviluppo del sito. Infine, si procederà con il collaudo delle opere di bonifica e il monitoraggio post operam delle matrici ambientali. Una fase molto impegnativa, ma necessaria per permettere di uscire dal tunnel dell’inquinamento ambientale e ridisegnare il futuro dell’area.
Le demolizioni
Il prossimo passo verso l’avvio della bonifica totale del sito, a questo punto, con inizio presunto entro la fine dell’anno per poi protrarsi nel 2027, sarà quello legato alle demolizioni. Saranno eliminati quei capannoni che per decenni hanno accolto operai (ai tempi della Sice e poi dell’Elettrocarbonium e della Carbon) ma anche sostanze inquinanti che hanno lasciato aperte per anni ferite ambientali che adesso si intende cancellare per sempre. I capannoni saranno smantellati e rasi al suolo. Si tratterà del primo step operativo che fa seguito all’area già bonificata, ovvero la vasca di prima pioggia. In altre parole, verrà raso al suolo il vecchio complesso industriale.
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario La Autoridad Portuaria del Adriático Central está adjudicando contratos para dos proyectos de dragado del lecho La entrada Italia: Avanza proceso para obras de dragado en puertos de Pesaro y Ancona se publicó primero en PortalPortuario .
Pesaro, sulla Panoramica come al Mugello. Stop alla moto selvaggia: ora si multa, scatta la tolleranza zero. Ecco dove si posizionerà la... Corriere Adriatico
PESARO San Bartolo, basta moto a tutto gas sulla Panoramica: l’Ente Parco annuncia tolleranza zero. Scatta l’operazione sicurezza con controlli rafforzati e pattuglie. I centauri che scambiano la strada provinciale per il Mugello sono così avvertiti: parola del presidente dell’Ente Parco Silvano Leva. A presidiare il territorio saranno inizialmente gli agenti della polizia provinciale, con l’auspicio che anche le altre forze dell’ordine possano unirsi in un’azione coordinata.
Il primo passo
«La gravità della situazione e l’urgenza di intervenire sono state pienamente recepite dalla Provincia – afferma Leva –. Il dirigente Marco Feduzzi e il comandante della Polizia provinciale Fabio Mengucci mi hanno garantito controlli nei giorni e negli orari di maggiore affluenza, con tolleranza zero nei confronti di chi supera i limiti di velocità e utilizza il parco come se fosse una pista». Un primo passo per affrontare un problema che si trascina da anni. Per risolverlo definitivamente, però, sarà necessario un ulteriore salto di qualità, con il coinvolgimento di tutte le forze dell’ordine. «Se riusciremo ad attuare una campagna di controlli capillare e costante per un primo periodo – prosegue Leva – il fenomeno potrà progressivamente ridursi e, successivamente, anche la pressione dei controlli potrà essere alleggerita, pur senza mai venir meno. In questa fase iniziale, però, la presenza sul territorio deve essere continua e la sola polizia provinciale non può farsene carico da sola. Per questo ho scritto alla Prefetta, chiedendo la convocazione urgente di un tavolo con le altre forze dell’ordine. Mi auguro che ci sia la consapevolezza dell’importanza di intervenire in maniera sinergica e tempestiva».
Con l’arrivo della bella stagione, il rombo dei motori è tornato a farsi sentire lungo la Panoramica e con l’estate ormai alle porte il fenomeno è destinato ad aumentare. Le segnalazioni di residenti e frequentatori del parco sono tornate numerose e l’Ente parco è da mesi al lavoro per individuare una soluzione concreta. «Qualche anno fa – ricorda Leva – i residenti promossero anche una raccolta firme, rimasta però senza risposte concrete». Alcune persone che avevano scelto di vivere nel parco in cerca di tranquillità e qualità della vita, hanno deciso di andarsene, esasperate dal rumore delle moto e dal senso di insicurezza.
L’addio di Asaf Avidan
Tra loro anche il cantante Asaf Avidan. «Le moto che sfrecciano lungo la Panoramica - puntualizza - rappresentano infatti sia un rischio per la sicurezza sia una fonte di inquinamento acustico». Il tema è emerso con forza anche durante il tour nei borghi del parco promosso lo scorso autunno per incontrare i residenti. «Quello delle moto – conclude Leva – è senza dubbio uno dei problemi più sentiti dalla comunità. Ed è arrivato il momento di affrontarlo con determinazione».
Fox Pesaro, le cisterne non si smantellano: «Per ora non ci sono le condizioni». Il Comune archivia, con riserva, il procedimento Corriere Adriatico
PESARO Nel braccio di ferro multiplo tra Fox Petroli e gli attivisti, dallo stop al progetto dell’impianto Gnl allo smantellamento dei silos, la società di Tombaccia conquista un punto: le cisterne restano, non ci sono le condizioni per far rimuovere i silos. «Il Comune di Pesaro ha firmato un decreto di archiviazione con riserva del procedimento amministrativo avviato per la loro rimozione, sull’ipotesi di Arpam che fossero strutture inattive da oltre vent’anni», spiega l’assessora all’Ambiente Maria Rosa Conti ripercorrendo le tappe.
«L’archiviazione “con riserva” significa che il procedimento potrà essere riaperto in qualsiasi momento qualora emergano nuovi elementi o osservazioni da parte degli enti competenti - puntualizza - Abbiamo fatto tutto il possibile, con tempestività e rigore, mettendo al primo posto la salute dei cittadini». Il percorso è partito lo scorso marzo, a seguito di una segnalazione di Arpam, che aveva evidenziato la presenza di serbatoi interrati non in uso da oltre 20 anni, ipotizzando che potessero configurarsi come rifiuti ai sensi del decreto legislativo 152/2006 (Codice dell’Ambiente). Il Comune si è attivato avviando un procedimento amministrativo per verificare la sussistenza delle condizioni necessarie a notificare alla società la rimozione dei depositi. A fine marzo la società Fox Petroli ha presentato memorie difensive, chiedendo l’archiviazione del procedimento, perché i serbatoi sono tuttora funzionali all’attività, regolarmente autorizzati e inclusi in una licenza rilasciata dall’Agenzia delle Dogane. Secondo il parere tecnico del dirigente ambiente, la documentazione evidenzia inoltre che le prove di tenuta sono state eseguite nei giorni dal 18 al 20 marzo 2026 e hanno evidenziato che tutti i serbatoi risultano “a tenuta”, confermandone l’idoneità sotto il profilo della integrità strutturale e l’assenza di perdite. Per consentire un’adeguata valutazione delle controdeduzioni, il procedimento è stato sospeso per 30 giorni.
Le controdeduzioni
Nel frattempo le controdeduzioni sono state inviate dalla Fox Petroli al Comune di Pesaro e, per conoscenza, agli enti competenti – Regione Marche, Arpam, Ast e Provincia. All’esito dell’istruttoria, il dirigente ha quindi rilevato che non sussistono le condizioni oggettive e soggettive per qualificare i serbatoi come rifiuti. In base alla normativa vigente, infatti, il mancato utilizzo prolungato non è sufficiente a determinare automaticamente tale classificazione, soprattutto in presenza di autorizzazioni valide e verifiche tecniche positive.
«Oggi - chiosa Conti - alla luce dei dati tecnici e dell’assenza totale di qualsiasi osservazione o prescrizione da parte degli enti competenti, il dirigente ha ritenuto di archiviare, sebbene con riserva, il procedimento. L’archiviazione non è una chiusura definitiva: La riserva è un elemento fondamentale – conclude –. Se dovessero emergere nuovi elementi istruttori, osservazioni tecniche o criticità, il Comune è pronto a riaprire immediatamente il procedimento. L’attenzione resta massima, perché la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente è e rimane la nostra priorità».
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario Portonave, la primera terminal portuaria privada de contenedores de Brasil, celebra el hito de 15 millones La entrada Brasil: Portonave es la primera terminal portuaria de Santa Catarina en alcanzar hito de 15 millones de TEU gestionados se publicó primero en PortalPortuario .
📰 la RepubblicaMedia📅 2026-05-08📍 CostanzaitAria · inquinamento
La dieta vegana è più sana e salvaguarda l’ambiente più di quella mediterranea la Repubblica
Porre maggiore attenzione a ciò che mettiamo sulla nostra tavola per salvaguardare non solo la nostra salute, ma anche quella del nostro pianeta. Ad aggiungersi alla sempre crescente mole di ricerche che mostrano come ciò che mangiamo possa essere una soluzione efficace anche per ridurre l'impatto ambientale è stato oggi un nuovo studio pubblicato sulla rivista Bmj Nutrition Prevention & Health dagli esperti della Physicians Committee for Responsible Medicine, un'organizzazione senza scopo di lucro che promuove la medicina preventiva, secondo cui appunto seguire una dieta vegana non solo migliorerebbe la salute metabolica, ma ridurrebbe le emissioni di gas serra associate all'alimentazione del 57%, quasi 3 volte di più rispetto alla dieta mediterranea.
Dal singolo individuo al pianeta intero
Per capirlo, i ricercatori hanno passato in rassegna i dati provenienti da 62 adulti in sovrappeso ai quali è stato chiesto di seguire una dieta vegana a basso contenuto di grassi, incentrata su frutta, verdura, cereali e legumi, e una dieta mediterranea per periodi di 16 settimane. Dal confronto tra i due regimi alimentari, hanno poi calcolato l'impatto ambientale collegando i dati sull'alimentazione a database ambientali consolidati. Dalle successive analisi, il team ha scoperto che i partecipanti che seguivano la dieta vegana hanno registrato una riduzione del 57% delle emissioni di gas serra e una riduzione del 55% della domanda energetica cumulativa, ossia l'energia totale richiesta lungo l'intera filiera produttiva alimentare, dalla coltivazione alla trasformazione fino al trasporto. Inoltre, hanno osservato maggiori miglioramenti in termini di peso, sensibilità all'insulina e colesterolo rispetto a una dieta mediterranea che, al contrario, ha ridotto le emissione del 20% e non ha modificato significativamente il fabbisogno energetico totale. "Non si tratta di un modello teorico o di una proiezione", ha affermato l'autrice Hana Kahleova, che ha partecipato anche a un altro studio recentemente pubblicato su Current Developments in Nutrition e incentrato su pazienti con diabiete di tipo 1, che ha dato risultati praticamente identici. "Si tratta di dati reali provenienti da studi clinici che dimostrano come modificare la nostra alimentazione possa ridurre in modo rapido e significativo l'impatto ambientale, migliorando al contempo la salute metabolica”.
L'impatto della dieta vegana
La maggior parte dei benefici sull'ambiente, come evidenziano i ricercatori, è stata ottenuta grazie all'eliminazione di prodotti di origine animale, come carne, latticini e uova, tutti componenti che richiedono il maggior consumo di risorse."Ciò che colpisce è la costanza del segnale", ha aggiunto Kahleova. "Quando si eliminano i prodotti di origine animale, si modifica l'intero carico metabolico e ambientale della dieta”. Oltre ai promettenti risultati sull'impatto ambientale, lo stesso intervento dietetico ha prodotto miglioramenti significativi anche per la salute dei partecipanti. "Questo studio mette in luce una potente convergenza che raramente riscontriamo in medicina", ha aggiunto l'esperta. "Il modello alimentare più protettivo per la salute metabolica è anche il più sostenibile per il pianeta. Questa convergenza rappresenta una grande opportunità per medici, politici e sistemi sanitari”.
Un'azione rapida
A differenza di molti interventi per la mitigazione dei cambiamenti climatici che richiedono infrastrutture su larga scala o cambiamenti politici, gli autori sottolineano che le modifiche alla dieta possono essere implementate immediatamente a livello individuale ed estese a intere popolazioni. "Si tratta di una soluzione concretamente applicabile", ha aggiunto Kahleova. "Ora i medici dispongono di prove derivanti da studi randomizzati, e non solo da dati osservazionali, che dimostrano come gli interventi dietetici possano apportare benefici misurabili in termini di impatto climatico nel giro di poche settimane."
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El Tribunal Federal de Cuentas (TCU) falló a favor de la Autoridad Portuaria de Santos (APS) La entrada Brasil: Tribunal Federal de Cuentas falla a favor de APS para operar terminal en Puerto de Santos se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redacción PortalPortuario/Agencia Anadolu @PortalPortuario El ministro de Asuntos Exteriores de Irán, Abbas Araghchi, instó a los Estados miembros de La entrada Irán insta a miembros de la ONU a no apoyar “provocadora” resolución de EE.UU. sobre Ormuz se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redação PortalPortuario @PortalPortuario O presidente da Autoridade Portuária de Santos (APS), Anderson Pomini, propôs e aprovou a criação de La entrada Comissão técnica vai avaliar opções do traçado dos acessos ao túnel Santos-Guarujá se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redação PortalPortuario
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O presidente da Autoridade Portuária de Santos (APS), Anderson Pomini, propôs e aprovou a criação de uma comissão técnica para buscar um consenso sobre as melhores opções de traçado dos acessos ao túnel Santos-Guarujá na margem esquerda do Porto de Santos, em Vicente de Carvalho. A iniciativa foi aprovada na primeira reunião para tratar dos acessos, que foi realizada no escritório da APS em São Paulo.
A Comissão, eminentemente técnica, reunirá representantes da Prefeitura de Guarujá, da empresa Mota-Engil (construtora responsável pelo túnel), de terminais das duas margens, Capitania dos Portos, Aeronáutica, da própria APS e de outros setores ligados ao tema.
A busca pelos traçados mais eficientes para Guarujá e para o Porto, e com menor impacto à população, vai avaliar todas as opções, considerando inúmeros aspectos, como as obras da segunda fase da Avenida Perimetral da Margem Esquerda, a entrada em operação para voos comerciais do Aeroporto Metropolitano de Guarujá, entre outros.
A reunião foi marcada pela APS em atenção à Prefeitura de Guarujá, que enviou dois representantes: a secretária de Planejamento, Daniela Mariane, e o assessor do prefeito Farid Madi, Mauro Scazufca. Pela APS, participaram também o diretor de Infraestrutura, Orlando Razões, superintendentes, gerentes, assessores e técnicos.
O presidente Pomini deixou claro que todas as opções serão avaliadas pela Comissão Técnica e reafirmou o compromisso de tornar o túnel Santos-Guarujá uma obra que vai potencializar o crescimento econômico e a geração de empregos em Guarujá e em Santos. “Por isso a importância da busca dos melhores acessos neste momento histórico para o futuro da região e do País”, concluiu.
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario El presidente de la Autoridad Portuaria de Santos (APS), Anderson Pomini, propuso y aprobó la creación La entrada Brasil: Crean comité técnico para evaluar opciones sobre vías de acceso a túnel Santos-Guarujá se publicó primero en PortalPortuario .
South Korea Could Be Asia’s Green Ammonia Hub Marine News Magazine
Wendy LaursenMay 7, 2026 It was March that South Korea’s LOTTE Fine Chemical announced that it has successfully completed the world’s first commercial cross-border import of green ammonia. Then on April 23, the Ulsan Port Authority announced the successful completion of the world’s firstammonia bunkeringoperation involving a gas carrier at the port – a world first port-to-ship ammonia bunkering operation. This milestone builds on Ulsan Port’s earlier achievements, including the world’s first methanol bunkering demonstration and simultaneous LNG bunkering operations for car carriers. The ammonia bunkering fueled Exmar’s newly-launched Antwerpen, and the company imported green ammonia from Envision Group, a green technology company in China. The shipment was stored at LOTTE Fine Chemical’s ammonia terminal in Ulsan, the largest ammonia terminal in Asia. The green ammonia was produced entirely using wind and solar power at the world’s largest green hydrogen and ammonia production complex, the Chifeng Net Zero Industrial Park, built by Envision in Inner Mongolia. LOTTE Fine Chemical plans to use the imported green ammonia to meet growing demand for carbon-free energy applications, including ammonia bunkering, co-firing power generation, and as a clean hydrogen carrier. The company aims to position itself as the top clean ammonia hub in Asia. Seung-won Chung, CEO of LOTTE Fine Chemical, stated: “The world is paying close attention to this first-ever commercial introduction of green ammonia, not only at the corporate and national levels but globally. This milestone carries historic significance as the starting point for building a green hydrogen and ammonia value chain, a leading solution envisioned by humanity to address the climate crisis through carbon-free energy transition.” Envision’s Chifeng Net Zero Industrial Park was officially commissioned in July 2025, and it is now delivering 320,000 tons of green ammonia annually. The plant is powered by a proprietary AI-integrated off-grid renewable system featuring advanced wind turbines, grid-forming battery storage, and predictive meteorological modeling. This system dynamically balances wind and solar input with electrolyzer and ammonia synthesis demands, ensuring continuous, cost-effective green fuel production without grid reliance. Surplus green power is converted to liquid nitrogen. Lei Zhang, Envision's Founder and CEO, said: “Scalable, green alternatives are now real and operational. We can't get to net zero without green hydrogen, and we can't afford to wait. This is the blueprint for a clean energy future.” By 2028, the industrial park is projected to produce 1.5 million tons of green ammonia per year.
Por Redacción PortalPortuario/Agencia Reuters @PortalPortuario El Ejército de los Estados Unidos llevó a cabo ataques contra el puerto iraní de La entrada Estados Unidos habría atacado los puertos iraníes de Qeshm y Bandar Abbas se publicó primero en PortalPortuario .
📰 Il MattinoMedia📅 2026-05-07📍 NapoliitSalute · ambiente
Montoro, acqua inquinata. Carratù: «I controlli saranno rigorosi» Il Mattino
A Montoro restano accesi i riflettori sull’inquinamento dell’acqua e sulle recenti comunicazioni relative alla contaminazione delle acque sotterranee. Cresce l’attenzione della comunità, che chiede chiarezza e garanzie sulla sicurezza dell’acqua distribuita sul territorio. Intanto, il sindaco Salvatore Carratù interviene con una lettera indirizzata ai cittadini, nella quale ripercorre la vicenda, illustra le attività di controllo in corso e l’impegno dell’amministrazione comunale a tutela della salute pubblica.
APPROFONDIMENTI Da Pozzuoli a Bacoli, le restrizioni Solofra, due pozzi per combattere l'inquinamento Solofra, crisi idrica in Irpinia
«Acqua pubblica: controlli rigorosi e massima trasparenza per la sicurezza di Montoro», è il messaggio che lancia il primo cittadino, che richiama l’attenzione sulle verifiche avviate, oltre la comunicazione della Direzione Generale Tutela della Salute e il Coordinamento Sistema Sanitario Regionale della Campania sull’attivazione urgente di verifiche integrate sanitarie, ambientali e veterinarie a seguito di superamento concentrazioni soglia contaminazione nel 2025 per tetracloroetilene (Pce) e tricloroetilene (Tce) nelle acque sotterranee delle province di Caserta, Napoli, Avellino con Montoro e Salerno. Carratù ricorda che la crisi idrica a Montoro abbia avuto origine nel 2014, con l’emergenza del tetracloroetilene.
Campania, allarme veleni nelle acque sotterranee. La Regione: «Subito indagini»
«Oggi la Regione Campania interviene con forza coinvolgendo tutte le istituzioni sanitarie ed enti preposti alla tutela del territorio», spiega il sindaco, che sottolinea la necessità di verifiche coordinate secondo una logica integrata di tutela salute pubblica, ambiente e sicurezza alimentare. Il primo cittadino evidenzia inoltre che, dopo i superamenti registrati nel dicembre 2024, il Comune ha subito interessato la Prefettura di Avellino, che ha convocato un tavolo tecnico con l'Alto Calore Servizi, Asl Avellino e Arpac per monitorare costantemente la qualità dell’acqua distribuita nella rete cittadina. Il sindaco ricorda che i controlli vengono effettuati periodicamente prima e dopo il filtraggio con gli impianti a carboni attivi installati presso i serbatoi di Aterrana e di Sant’Eustachio. «Ogni qualvolta si sono registrati aumenti verso il limite fissato dalla normativa italiana di 0,01 mg/l subito abbiamo chiesto la sostituzione dei filtri», sottolinea Carratù. Il sindaco ribadisce poi la necessità di individuare nuove fonti di approvvigionamento idrico per il Comune, ricordando che la contaminazione della falda acquifera risale agli anni 2007-2009 e nel 2014 si rese necessaria la chiusura pozzi e l’installazione di impianti a carboni attivi.
«La questione va affrontata con serietà, responsabilità e trasparenza evitando inutili allarmismi» afferma Carratù «i cittadini meritano risposte certe» e il Comune continuerà a essere «in prima linea - riprende - per tutelare la salute dei cittadini e salvaguardare l’ambiente». Sul caso interviene Legambiente valle Solofrana. Il presidente Antonio Giannattasio spiega che quanto emerso dagli studi dell’Università Federico II «non sorprende». Ricorda che il territorio convive con il problema contaminazione dal 2014. «Già nel 2016 con dossier specifico, avevamo parlato della necessità di prevenzione, informazione alla cittadinanza e screening a tutela della salute pubblica», afferma Giannattasio, che punta il dito contro ritardi burocratici e inerzie amministrative accumulatesi negli anni.
Oceano Pacifico, una grande isola di plastica è diventata l'habitat naturale di 46 animali invertebrati
Per Legambiente, solo nel dicembre 2025 si è deciso di approfondire il piano di caratterizzazione approvato nel 2015 e realizzato nel 2023, con un piano di monitoraggio delle acque sotterranee redatto dal CeSma dell’Università Federico II in accordo con la Regione Campania. Giannattasio sottolinea che mentre Solofra può contare anche su sorgenti montane non contaminate, a Montoro viene distribuita acqua trattata con carboni attivi per neutralizzare il tetracloroetilene, situazione che richiede «maggiore controllo, trasparenza e investimenti». Nelle priorità indicate da Legambiente c'è la ricerca di nuove fonti idropotabili non contaminate, «l’uso delle fonti contaminate solo per uso industriale e l’accelerazione delle attività di mitigazione e bonifica del rischio ambientale ormai decennale - conclude Antonio Giannattasio - sono obiettivi prioritari per gestori idrici, enti comunali e sovraordinati».
Por Redacción PortalPortuario/Agencia EFE @PortalPortuario Irán negó cualquier implicación en la explosión registrada en un buque operado por la naviera La entrada Irán niega ataque a buque ligado a naviera surcoreana se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redacción PortalPortuario @PortalPortuario La Policía de Investigaciones (PDI), en coordinación con el Servicio Nacional de Aduanas, efectuó la incautación La entrada Incautan 100 toneladas de cobre de contrabando en Puerto de Iquique se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redação PortalPortuario @PortalPortuario A primeira semana de maio registrou a maior movimentação de veículos já realizada pela Portos do La entrada Porto de Paranaguá recebe mais de 5 mil carros em uma única operação se publicó primero en PortalPortuario .
Por Redação PortalPortuario
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A primeira semana de maio registrou a maior movimentação de veículos já realizada pela Portos do Paraná, com destaque para o desembarque de 5.101 carros elétricos de um único navio vindo da China. A operação durou 24 horas e envolveu cerca de 350 trabalhadores distribuídos em diferentes turnos.
Foi a maior operação já realizada no Porto de Paranaguá, coordenada pela Ascensus Gestão e Participações, empresa responsável pela movimentação desse tipo de carga. Em março, outra grande operação já havia movimentado 3.370 unidades. Somente no primeiro trimestre de 2026, mais de 20,9 mil veículos foram embarcados ou desembarcados em Paranaguá, um aumento de 100% em relação ao mesmo período de 2025.
A Portos do Paraná vem despontando cada vez mais nesse tipo de operação e está entre os principais portos brasileiros na movimentação de veículos e cargas rolantes. Atualmente, o porto conta com cinco linhas marítimas do segmento automotivo em operação.
Para o diretor-presidente da Portos do Paraná, Luiz Fernando Garcia, esse desempenho é resultado da eficiência operacional, que vai desde o recebimento dos navios até o embarque e desembarque, além do alto nível de produtividade ao longo de todo o processo. “Outro fator é a mão de obra envolvida, que reúne centenas de profissionais reconhecidos pelas empresas do setor como os mais cuidadosos do país”, destacou.
O diretor da Ascensus também aponta a qualificação dos trabalhadores como um dos principais diferenciais. Outro ponto positivo é a estrutura dedicada ao recebimento de veículos. “Paranaguá conta com um berço exclusivo para navios do tipo Ro-Ro (Roll-on/Roll-off). Isso evita a disputa com outras cargas e reduz o tempo de espera, tornando a operação mais ágil e eficiente”, explicou.
Outro destaque da operação é o navio _Saic Anji Harmony_, de bandeira liberiana, construído em 2024 e considerado sustentável por ser movido a Gás Natural Liquefeito (GNL). A embarcação está entre as maiores do mundo para o transporte de veículos, com capacidade para 7.660 unidades.
Em março deste ano, a Portos do Paraná lançou o Plano de Descarbonização, que prevê a adoção de medidas para reduzir as emissões de Gases de Efeito Estufa (GEE). O plano foi elaborado pela Fundación Valenciaport, vinculada ao Porto de Valência.
Entre as ações previstas está a priorização na atracação de navios considerados mais sustentáveis, com melhor desempenho ambiental. Essas embarcações têm preferência na programação de atracação, conforme previsto no Regulamento de Programação, Operações e Atracações de Navios (edição 2023), que incentiva a redução das emissões no ambiente portuário.
Il boato che ha ferito l’Iran: cosa sappiamo sull’esplosione nel porto che muove il cuore dei commerci del Golfo La Sicilia
Il rumore si sarebbe sentito a chilometri di distanza. L'agenzia di stampa Fars News, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ha riferito che i residenti di Bandar Abbas, nel sud dell'Iran, hanno udito diversi rumori simili a esplosioni nei pressi della città portuale, aggiungendo che la fonte e l'esatta ubicazione rimangono sconosciute. Lo riporta Iran International.
Il nuovo attacco ricorda un altro episodio, quando una colonna di fumo nero e arancione, larga abbastanza da diventare il simbolo istantaneo di una crisi nazionale. Nel sud dell’Iran, a Bandar Abbas, l’esplosione che ha devastato il porto di Shahid Rajaee non è stata soltanto un grave incidente industriale. È stata la detonazione di una fragilità più profonda: quella di un’infrastruttura cruciale, inserita in uno dei punti nevralgici del commercio mondiale, improvvisamente trasformata in un paesaggio di lamiere contorte, uffici scoperchiati e soccorsi disperati.
Il primo bilancio diffuso dai media iraniani parlava di centinaia di feriti e di un numero di vittime in rapido aumento. Nelle 48 ore successive, mentre i vigili del fuoco cercavano ancora di domare i focolai e impedire che le fiamme raggiungessero altre aree del porto, il conto è diventato sempre più pesante: almeno 70 morti e oltre 1.200 feriti.
Le immagini trasmesse dai canali ufficiali mostravano edifici con porte divelte, carte trascinate ovunque dall’onda d’urto, auto distrutte e una nube tossica che si alzava sopra il principale scalo container del Paese.
Dove è avvenuta l’esplosione e perché questo porto conta così tanto
Per capire la portata dell’accaduto bisogna partire dalla geografia. Bandar Abbas si affaccia sullo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più sensibili del pianeta. Da questo stretto transita circa un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare, oltre a volumi rilevanti di gas naturale liquefatto e altri prodotti strategici. Un incidente grave in quest’area, anche quando non blocca il traffico internazionale, accende inevitabilmente l’attenzione dei mercati, delle compagnie di navigazione e delle cancellerie.
Il porto di Shahid Rajaee non è un terminale secondario. È il fulcro della logistica marittima del Paese: gestisce la quota dominante del traffico container nazionale, più della metà di parte delle movimentazioni commerciali portuali iraniane e una fetta decisiva delle merci in transito. In altre parole, non si tratta soltanto di un porto importante: è uno degli ingranaggi principali attraverso cui l’Iran importa, esporta e redistribuisce beni.
Per questo il disastro ha avuto fin da subito una doppia dimensione. Da un lato quella umana, devastante. Dall’altro quella economica e strategica. Nelle ore successive all’esplosione, una parte consistente delle attività del porto è stata sospesa o rallentata, con ripercussioni immediate sulla catena logistica iraniana.
Le prime ipotesi: materiali chimici, stoccaggio pericoloso, errore umano
Nelle prime ore successive alla deflagrazione, la versione più battuta dalle agenzie è stata quella di un’esplosione probabilmente legata a materiali chimici. Il disastro potrebbe essere stato causato dall’esplosione di sostanze chimiche presenti nell’area portuale, mentre un funzionario locale citato da media iraniani aveva inizialmente parlato anche di una possibile fuga di gas, ipotesi poi rimasta sullo sfondo rispetto alla pista dei container e del carico pericoloso.
Con il passare delle ore è emerso un altro elemento importante: l’epicentro della deflagrazione sarebbe stato in una struttura riconducibile a Sina, società legata a un complesso di fondazioni e interessi economici analizzato da Associated Press. L’agenzia statunitense ha sottolineato che il sito in cui si sarebbe concentrato l’innesco risulterebbe, in ultima istanza, collegato a una fondazione caritativa sotto la supervisione dell’ufficio della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei.
Restano però le zone d’ombra. Il Ministero della Difesa iraniano ha negato che nell’area interessata vi fossero carichi militari importati o esportati. In assenza di una relazione tecnica pubblica, completa e indipendente, la formulazione più corretta resta dunque prudente: il quadro disponibile suggerisce il coinvolgimento di merci pericolose o sostanze chimiche, ma la natura esatta del materiale che ha innescato o alimentato la catena di esplosioni non è stata chiarita in modo definitivo e universalmente verificabile.
Il fattore più inquietante: l’esplosione poteva essere evitata?
È forse questa la domanda più pesante. Perché, al netto della causa immediata, molte ricostruzioni successive hanno puntato l’attenzione su problemi più strutturali: congestione dei container, standard di sicurezza non adeguati, stoccaggio di materiali ad alto rischio in aree sensibili e capacità di controllo non all’altezza di un’infrastruttura così strategica. Una lettura del genere non trasforma automaticamente il disastro in un caso di negligenza accertata, ma sposta il focus dal “cosa è esploso” al “perché era possibile che esplodesse lì”.
El MITECO realiza un simulacro contra la contaminación marina en la Región de Murcia Murcia.com
El objetivo es evaluar y reforzar la cooperación operacional entre las diferentes administraciones, organismos e instituciones involucradas ante un supuesto de contaminación accidental La Dirección General de la Costa y el Mar del Ministerio para la Transición Ecológica y Reto Demográfico (MITECO) ha llevado a cabo un simulacro de lucha contra la contaminación marina en la Región de Murcia, en el término municipal de Cartagena. El objetivo general del ejercicio realizado entre ayer y hoy es la evaluación y el refuerzo de la cooperación operacional (capacidades de respuesta y materiales disponibles) entre las diferentes administraciones, organismos e instituciones involucradas ante un supuesto de contaminación accidental que arriba a las costas de la Región de Murcia, de acuerdo con los diferentes planes de contingencias establecidos en el "Sistema Nacional de Respuesta ante la contaminación marina" (en adelante SNR), aprobado por el Real Decreto 1695/2012, de 21 de diciembre. También, cumplir con otros objetivos particulares que igualmente pretenden mejorar los mecanismos de respuesta operacional. Así, en la Región de Murcia se han activado el Plan Marítimo Nacional (PMN) del Ministerio de Transportes y Movilidad Sostenible (MITMA); el Plan interior Marítimo del Puerto de Cartagena; el Plan Estatal de Protección de la Ribera del Mar contra la Contaminación (Plan Ribera) del MITECO; el Plan Territorial de Contingencias por Contaminación Marina Accidental en la Región de Murcia (CONMAMUR), y el Plan de Emergencias Municipal (PEMU) de Cartagena. PLAN RIBERA Según el art 12.2 de la orden AAA/702/2014, de 28 de abril, por la que se aprueba el Plan Estatal de Protección de la Ribera del Mar contra la Contaminación, se debe asegurar la realización de ejercicios prácticos regulares al objeto de que los integrantes de los grupos de respuesta y el personal del MITECO con responsabilidades en el Plan Ribera estén familiarizados con el manejo de los equipos y las técnicas de lucha contra la contaminación. Además, los miembros directivos y coordinadores del Plan deben hacer ejercicios teóricos y simulacros periódicos con el fin de familiarizarse con las distintas situaciones que pueden plantearse. En esta ocasión, se ha simulado un episodio de contaminación producido por el abordaje entre dos buques al sur de Cabo de Palos. Como consecuencia de la colisión, en uno de los buques se produce una grieta en el costado de estribor en directa correspondencia con un tanque de carga que ocasiona un derrame del fuel al mar, alcanzando varias playas del litoral murciano y en concreto la playa de Cala Reona, donde se han desplegado los medios correspondientes. "Este tipo de simulacros son esenciales para reforzar la coordinación entre todas las administraciones y mejorar la respuesta, con el objetivo de minimizar el impacto sobre el medioambiente y la población. Este ejercicio tiene especial relevancia en esta zona. Estamos cerca de la Refinería de Escombreras y del Puerto de Cartagena, en una zona con un importante tráfico de embarcaciones cargadas con hidrocarburos. Por ello, este tipo de ejercicios resultan fundamentales. El despliegue de medios demuestra la capacidad de respuesta de nuestro país ante cualquier emergencia. Esto es motivo de confianza y, también, de orgullo", ha indicado el delegado del Gobierno, Francisco Lucas, que ha asistido en Cala Reona al desarrollo del simulacro. Itziar Martín, subdirectora General para la Protección del Mar de la Dirección General de la Costa y el Mar del MITECO, unidad que promueve y coordina este simulacro, ha asegurado que "es fundamental realizar estos ejercicios periódicos, si queremos que, en un caso real, la respuesta de las administraciones esté bien coordinada y sea rápida y eficaz". EJERCICIOS El desarrollo se ha planteado en dos jornadas: Ayer miércoles tuvo lugar un adiestramiento en la playa Cala Reona con el objetivo de que sirva de formación para todo el personal que contemplan los planes a activar en un supuesto de contaminación marina accidental de este tipo o que pudiera intervenir en caso de emergencia real. De forma simultánea, en la Delegación del Gobierno de la Región de Murcia se realizó un taller sobre la aplicación del SNR en la Región de Murcia, en el cual se han presentado los distintos planes que sería necesario activar, la coordinación entre dichos planes, así como otras cuestiones a tratar dentro de la emergencia, como son la evaluación de riesgos, la atención a fauna petroleada o la gestión de los residuos generados durante las tareas de limpieza. Hoy jueves se ha realizado en las instalaciones de la Reserva Marina de Cabo de Palos-Islas Hormigas (Cabo de Palos), un ejercicio teórico (ejercicio de mesa) en el que han participado personal de dirección y técnicos responsables del ejercicio con el objetivo de reforzar la cooperación entre las diferentes administraciones, organismos e instituciones ante un supuesto de contaminación que afectara a la costa de la Región de Murcia, a la vez que cumplir con otros objetivos particulares que igualmente pretenden mejorar los mecanismos de respuesta operacional a través de la activación de los planes, así como comprobar la eficacia de la necesaria coordinación entre los distintos planes que establece el SNR. Como consecuencia de la gravedad del accidente, se ha llevado a cabo la activación simulada del Plan Ribera movilizándose los medios de respuesta que el MITECO dispone en la base de actuación rápida situada en Jerez de la Frontera (Cádiz), en apoyo de la Comunidad Autónoma de la Región de Murcia. De forma paralela, se ha realizado en la playa de Cala Reona el despliegue operativo de los medios de lucha contra la contaminación con personal de dirección, técnicos y todo el personal que contemplan los planes o que pudiera resultar de interés en caso de emergencia real. Se trata del ejercicio número 26 desde la aprobación del Plan Ribera en 2014. Si bien cada ejercicio es distinto, y se ajusta a las particularidades de la ubicación y del supuesto concreto que se simula, condicionando la activación de los planes que sean necesarios. En el ejercicio han participado diversos medios terrestres y marítimos, así como más de 100 técnicos y expertos, provenientes de los siguiente organismos e instituciones: Dirección General de la Costa y el Mar del MITECODirección General de Protección Civil y Emergencias del Ministerio del InteriorDirección General de la Marina Mercante del MITMADelegación de Gobierno en la Región de MurciaPolicía NacionalGuardia CivilGobierno de la Región de MurciaAyuntamiento de CartagenaAutoridad portuaria de CartagenaCapitanía marítima de CartagenaSalvamento MarítimoIEO (CSIC)Cruz Roja "Todas las administraciones tenemos que estar preparadas y bien coordinadas para dar la mejor respuesta posible conjunta ante las emergencias reales, y los simulacros como el que tiene lugar estos dos días en la Región Murcia son la mejor manera de conseguirlo", ha señalado la subdirectora general para la Protección del Mar.
📰 The Santa Barbara Independent📅 2026-05-07📍 Los AngelesenAria · inquinamentoRumore · acque · biodiversità
Global Workshop Focuses on Protecting Whales from Ship Strikes The Santa Barbara Independent
This article was originally published in UCSB’s ‘The Current‘. This article was originally published in UCSB’s ‘The Current‘. Insights from a recently held global collaboration workshop on fatal whale-vessel strikes are poised to strengthen protections for the magnificent creatures around the world. Co-hosted by UC Santa Barbara’s Benioff Ocean Science Laboratory (BOSL) and the International Whaling Commission (IWC) and held at the International Maritime Organization’s London headquarters, the workshop brought together experts from science, policy and industry to get a sense of the worldwide problem of whales and ships colliding. These incidents occur as the giant mammals and even bigger shipping vessels vie for space along some of the world’s most active shipping lanes, with tragic results. “It is difficult to estimate how many whales are killed every year by ship strikes, in part because many whales sink from a fatal collision,” said BOSL Director,Professor Douglas McCauley. “But, if we look at estimates of whale-ship strike deaths in the best-studied parts of our planet, it seems likely that thousands of whales die in collisions every year.” Indeed, 118 whales have been reported struck and killed off the West Coast of the United States from 2015 to 2024, the majority of them off the coast of California, which hosts the busiest shipping port in the Western hemisphere (Los Angeles), in addition to other major ports in Long Beach and the Bay Area, though the actual number is likely to be much higher, as these accidents often go unreported. Along the East Coast, ship strikes also pose a critical threat to the endangered North Atlantic right whale. But the problem is not isolated to U.S. coastal waters. BOSL scientists and fellow researchers in a 2024 study published in thejournal Sciencefound that whale migration routes, which tend to hug the world’s coasts, overlap with commercial shipping routes around the world — a situation that puts the animals in constant danger of being killed or seriously injured. This paper, the first global mapping of whales versus ships, provided the foundation for this workshop. Participants from a variety of organizations, including the World Wildlife Fund, the World Shipping Council, the United Nations and the U.S. National Oceanic and Atmospheric Administration met to create action plans for collision hotspots. One strategy that’s been successful is collaborating with shipping vessels to get them to slow down in high-traffic areas. Ship captains are alerted to additional traffic in their shipping lanes viaWhale Safe, a whale-monitoring program developed by the BOSL scientists that combines citizen science with acoustic monitoring technology to give near real-time updates on the presence of whales in the Santa Barbara Channel in a user-friendly format. The program also tracks ships through their automatic identification system data — a kind of GPS for marine vessels — and issues “report cards” for these ships and their companies, based on their cooperation with voluntary speed limits of 10 knots or less in the Channel. The technology is being used in a State of California-supported program called Protecting Blue Whales and Blue Skies, a partnership between government agencies, foundations, environmental nonprofits and BOSL. It not only monitors whales but also seeks to reduce air pollution from oceangoing vessels and reduce underwater noise, which can interfere with marine mammals’ communication and navigation. However, shipping speed limits are not a universal solution. “There is no one-size-fits-all solution for preventing whales from being run over — what works in California may not work for high-speed ferries operating in the Azores or the sailboat racing community in Europe,” said BOSL project scientist Rachel Rhodes. Other measures range from moving shipping lanes to equipping vessels with whale detection technology like thermal sensors, she added. The workshop brought together diverse stakeholders from 10 countries and five continents to align and share perspectives and insights, Rhodes said, while creating partnerships for research collaboration. “Understanding what options are available and what has worked elsewhere is the first step toward making the problem feel solvable,” she said. Researchers will present these metrics and methods as guidance to the IWC Scientific Committee meeting this month in an effort to create region-specific workshops and action plans to reduce ship strike incidents.