Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 632 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.
Seven days ago, New York-listed dry bulk owner Genco Shipping & Trading revealed it was adding a modern capesize to its fleet. The company has agreed to acquire a 2019 Imabari-built, 182,000 dwt scrubber-fitted vessel, with delivery expected in June 2026. Now, sales registers link the ship to Singapore-based tonnage provider Goodwill Maritime. The vessel, …
Nel 2025 la Capitaneria di porto di Genova ha eseguito 228 ispezioni su navi italiane e straniere, per un totale di oltre 2.600 controlli individuali, grazie alle quali sono state rilevate 31 criticità e disposto otto fermi amministrativi. (ANSA)
Fumi in porto, svolto nuovo tavolo in Prefettura Livorno 24
Si è svolta presso la Prefettura, la quarta riunione del tavolo permanente costituito per affrontare il tema delle emissioni in ambito portuale, con particolare riferimento alla possibile emissione continuativa di sostanze inquinanti provenienti dalle navi ormeggiate.
L’incontro, presieduto dal Prefetto Giancarlo Dionisi, ha visto la partecipazione del Sindaco di Livorno Luca Salvetti, dell’Assessore all’ambiente Silvia Viviani, del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale Davide Gariglio, nonché – in collegamento – della Dott.ssa Caselli in rappresentanza dell’Assessore regionale all’ambiente David Barontini. Presenti inoltre rappresentanti della Capitaneria di Porto, della ASL Toscana Nord Ovest e dell’associazione “Porto Pulito”.
La riunione si inserisce nel percorso già avviato nei precedenti incontri, durante i quali tutti i soggetti coinvolti hanno contribuito a delineare un quadro puntuale dello stato dell’arte, delle criticità e delle azioni intraprese. In tale contesto, l’incontro odierno ha rappresentato un momento di passaggio verso una fase più operativa, orientata a consolidare e sviluppare le iniziative già in campo, con l’obiettivo di garantire una progressione concreta delle attività.
Tra i principali temi affrontati, particolare attenzione è stata dedicata al rafforzamento del sistema di monitoraggio e analisi del fenomeno. In tal senso, è stato evidenziato il significativo impegno del Comune di Livorno, rappresentato dal Sindaco e dall’Assessore all’ambiente, nella messa a norma, attivazione e piena operatività della centralina recentemente installata nel parcheggio di via della Cinta Esterna, messa a disposizione dalla struttura commissariale della Darsena Europa. È stato altresì sottolineato il lavoro in corso per garantire una rapida elaborazione e diffusione dei dati rilevati, attraverso un circuito di comunicazione trasparente e tempestivo, anche tramite il portale istituzionale del Comune, a beneficio diretto dei cittadini livornesi.
Nel corso della riunione, la Capitaneria di Porto ha comunicato che, a livello di Comando Generale, è in fase avanzata di studio l’utilizzo di droni per il campionamento diretto dei fumi dai camini delle navi, al fine di consentirne un’analisi immediata e più efficace. Il Prefetto ha manifestato l’intenzione di avviare a breve interlocuzioni dirette con il Comandante Generale delle Capitanerie di Porto, per favorire una rapida attuazione di tale soluzione.
Ulteriori elementi positivi sono emersi dal contributo della Regione Toscana, che ha rappresentato la possibilità di installare una centralina di monitoraggio direttamente in ambito portuale, integrata con il sistema regionale.
È stato inoltre fatto il punto sul progetto di biomonitoraggio della popolazione residente nelle aree limitrofe ai Siti di Interesse Nazionale (SIN) di Livorno e Piombino, attualmente in corso e la cui conclusione è prevista entro la fine dell’anno.
L’Autorità di Sistema Portuale ha infine aggiornato il tavolo sullo stato di avanzamento del progetto di cold ironing, evidenziando alcune criticità e ritardi legati a fattori non dipendenti dalla volontà dei soggetti attuatori, che stanno determinando uno slittamento dei tempi di realizzazione del sistema di elettrificazione delle banchine.
Al termine dell’incontro, il Prefetto ha dichiarato:
“Esprimo soddisfazione per il lavoro che il tavolo sta portando avanti. Si tratta di un percorso che non riparte da zero, ma che si fonda su attività già avviate e su un patrimonio di conoscenze condiviso. Oggi stiamo proseguendo in una logica di progressione concreta, mettendo in campo strumenti sempre più efficaci sia per analizzare il fenomeno sia per individuare le soluzioni più adeguate per fronteggiarlo. L’obiettivo è mantenere questo tavolo costantemente operativo, focalizzato sui risultati e sui tempi di attuazione.
Il diritto alla salute rappresenta una priorità assoluta che deve essere pienamente tutelata: la soddisfazione per il lavoro svolto deriva anche dalla consapevolezza che tutte le istituzioni coinvolte stanno operando con determinazione proprio per garantire, fino in fondo, la tutela della salute dei cittadini e della comunità livornese.”
Il Prefetto ha inoltre annunciato che la prossima riunione del tavolo permanente è convocata per il giorno 25 maggio alle ore 17.00, al fine di proseguire con continuità e tempestività nell’azione di monitoraggio e intervento.
Dichiarazione del Sindaco Luca Salvetti
“Sono contento perché finalmente tutti i soggetti che siedono al tavolo dedicato ai fumi in porto – dalla Prefettura al Comitato Porto Pulito, dalla Regione Toscana all’Autorità di Sistema Portuale, fino a USL e ARPAT – hanno riconosciuto che Livorno, su questo fronte, sta portando avanti un lavoro serio e accurato, come raramente si vede altrove.
Questa presa d’atto si fonda su quanto è stato realizzato finora: dalla firma del Blue Agreement, all’ordinanza per l’abbassamento del tenore di zolfo nei carburanti delle navi in entrata e in uscita dal porto, fino alle centraline di monitoraggio provvisorie installate con risorse comunali e alla nuova centralina recentemente entrata in funzione, che consente un controllo più ravvicinato rispetto alle banchine prossime al cuore della città.
È il riconoscimento di una Livorno che sta anticipando un salto di qualità, rafforzato anche da ulteriori sviluppi concreti: l’arrivo a breve di una nuova centralina, l’annuncio da parte della USL di un nuovo studio di monitoraggio, l’inserimento del porto di Livorno tra i cinque scali italiani dove sarà attivato il controllo dei fumi anche tramite droni, e il progetto “Sinergie” per un biomonitoraggio accurato della popolazione.
Livorno è un porto strategico nel Mediterraneo e, allo stesso tempo, una città che vuole essere punto di riferimento per un approccio serio e rigoroso ai temi ambientali e alla lotta all’inquinamento.”
Senza fumi e senza rumore: ecco come cambieranno le crociere Radiolina
Il cantiere tedesco Meyer Werft sfida i limiti della tecnologia marittima con un progetto da 82 mila tonnellate alimentato esclusivamente a energia elettrica.
play_arrow Senza fumi e senza rumore: ecco come cambieranno le crociere Cristian Asara
La crociera è storicamente associata a un consumo energetico imponente, necessario per mantenere attive piscine, cucine e climatizzazione anche durante le soste in porto. Il progetto Vision, svelato da Meyer Werft, intende ribaltare questa immagine attraverso una nave di 275 metri di lunghezza capace di ospitare oltre 1.800 passeggeri. La caratteristica principale riguarda l’alimentazione: si tratta di un’unità completamente elettrica, progettata per ridurre le emissioni climalteranti del 95% rispetto ai modelli tradizionali.
La tecnologia Corvus Energy per le rotte del Mediterraneo
Il cuore dell’innovazione risiede nel sistema di accumulo. Se finora l’elettrificazione aveva riguardato principalmente piccoli traghetti o imbarcazioni sperimentali, Vision punta al mercato globale. Una scelta che appare concreta per tratte europee consolidate, come il collegamento tra Barcellona e Civitavecchia. L’obiettivo è sfruttare una rete di circa cento scali europei che, entro il 2030, dovrebbero essere attrezzati con infrastrutture di ricarica adeguate. Per i tragitti più lunghi o transatlantici, il cantiere prevede una versione ibrida dotata di piccoli generatori di supporto.
Nuovi spazi e comfort senza il peso dei motori
L’assenza di grandi apparati per lo scarico dei fumi permette di ripensare integralmente l’architettura navale. Senza la necessità di fumaioli e condotti verticali, i ponti superiori guadagnano spazio prezioso, offrendo ai passeggeri una visuale libera da ingombri. Il benessere a bordo beneficia inoltre dell’eliminazione delle vibrazioni e dei rumori tipici dei motori termici. Un’altra novità del concept riguarda l’area acquatica, posizionata a poppa in una zona coperta, soluzione che rende la nave pienamente operativa con ogni condizione climatica.
L’impatto ambientale nei porti urbani
Il lancio di Vision avviene in un momento di forte pressione sulle compagnie crocieristiche, spesso criticate per l’inquinamento prodotto durante le soste in banchina. Studi di settore indicano città come Barcellona e Civitavecchia tra le più esposte alle emissioni di ossidi di zolfo. Una nave a batterie eliminerebbe il problema dell’inquinamento locale durante l’ormeggio, migliorando la qualità dell’aria nei centri abitati vicini ai moli. Il successo di questa trasformazione dipenderà però dalla capacità dei porti di fornire energia pulita in tempi rapidi, spostando la sfida tecnologica dal mare alla terraferma.
Radio Smeralda, puntata del 02/05/2026
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IMO prosegue i lavori sulle emissioni delle navi, l’inquinamento e la protezione degli oceani Il Nautilus
(Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino (Marine Environment Protection Committee, MEPC 84), 27 aprile – 1 maggio 2026; foto courtesy IMO Press Office)
Il Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino “tornato sulla strada giusta” verso il consenso sulle emissioni globali del trasporto marittimo
Londra. L’84ª sessione del Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino si è tenuta presso la sede dell’IMO a Londra dal 27 aprile al 1° maggio 2026, presieduta dal Dr. Harry Conway della Liberia.
Ha concluso la sua 84ª sessione con l’impegno a ricostruire il consenso sulle emissioni globali di navigazione, lanciando al contempo l’allarme sui rischi ambientali nello Stretto di Hormuz e adottando nuove misure per ridurre l’inquinamento atmosferico nell’Atlantico nordorientale.
Il Segretario Generale dell’IMO Arsenio Dominguez ha dichiarato: “Siamo tornati in carreggiata, ma dobbiamo ricostruire la fiducia. Vi incoraggio a mantenere questo slancio attraverso il vostro lavoro intersessionale e a preparare proposte che possano unire i membri.”
Il Comitato riprenderà la sua Seconda Sessione Straordinaria venerdì 4 dicembre 2026, con la conferma da parte dell’85ª sessione (MEPC 85) prevista dal 30 novembre al 3 dicembre.
Quadro Carbon Zero secondo l’IMO
Le 100 delegazioni presenti hanno preso la parola questa settimana per esprimere le loro opinioni sull’adozione di “misure a medio termine” per affrontare le emissioni di gas serra (GHG, Green House Gas) dalle navi – note come IMO Net-Zero Framework – con numerose proposte presentate su come proseguire i negoziati.
Il Comitato ha concordato di istituire un Gruppo di Lavoro intersessionale per risolvere varie preoccupazioni e promuovere una più ampia convergenza su una misura globale in vista del MEPC 85 tra sei mesi. Saranno monitorati l’origine e il movimento dei combustibili lungo la catena di approvvigionamento, garantendo che le emissioni vengano correttamente tracciate e verificate.
Stretto di Hormuz e ambiente marino
Il Comitato ha adottato una risoluzione che condanna gli attacchi alla navigazione commerciale nella regione dello Stretto di Hormuz e i rischi correlati dell’inquinamento marino.
Il Comitato ha riconosciuto la vulnerabilità del Golfo Persico e delle acque adiacenti, avvertendo che questi attacchi potrebbero causare inquinamento marino su larga scala come petrolio, sostanze pericolose e nocive e residui pericolosi provenienti da missili, droni, incendi ed esplosioni.
Nuova Area di Controllo delle Emissioni per l’Atlantico Nordorientale
Il Comitato ha adottato una nuova Area di Controllo delle Emissioni (ECA, Emission Control Area) nell’Atlantico Nord-Orientale, introducendo limiti di emissione più severi su ossidi di azoto (NOx), ossidi di zolfo (SOx) e particelle (PM, Particulate Matter). La data di entrata in vigore è fissata per il 1° settembre 2027, con l’ECA che entrerà in vigore 12 mesi dopo, nel 2028.
L’ECA copre le zone economiche esclusive e i mari territoriali, estendendosi fino a 200 miglia nautiche dalle loro linee di base di Groenlandia, Islanda, Faroe, Irlanda, le terre continentali del Regno Unito, Francia, Spagna e Portogallo.
Piano d’Azione 2026 sui rifiuti di plastica marina
Il Comitato ha adottato la Strategia 2026 e il Piano d’Azione per Affrontare i Rifiuti Plastici Marini dalle Navi, ribadendo l’obiettivo dell’IMO di zero scarichi di rifiuti plastici in mare dalle navi entro il 2030. L’obiettivo è quello di migliorare le strutture di accoglienza portuale e la lavorazione dei rifiuti, rafforzando la conformità normativa, ampliando la consapevolezza pubblica, la formazione dei naviganti e la cooperazione internazionale, inclusa assistenza tecnica mirata e rafforzamento delle capacità. Essa aggiorna e sostituisce la Strategia 2021 e il Piano d’Azione 2025 per affrontare i rifiuti marini.
Codice per il trasporto di pellet di plastica
Il Comitato ha concordato di sviluppare un codice obbligatorio che regoli il trasporto marittimo di pellet di plastica nei container merci, ai sensi dell’Allegato III di MARPOL e/o della Convenzione SOLAS.
Marcatura degli attrezzi da pesca
Il Comitato ha approvato una circolare che promuove l’implementazione di sistemi di marcatura degli attrezzi da pesca, in linea con le Linee Guida Volontarie della FAO sulla Marcatura degli Attrezzi da Pesca (VGMFG, Voluntary Guide lines on the Marking of Fishing Gear).
Combattere gli organismi acquatici dannosi nelle acque di zavorra
Il Comitato ha approvato un pacchetto di emendamenti alla Convenzione sulla Gestione delle Acque di Zavorra (BWM, Ballast Water Management), a seguito di una revisione del trattato e degli strumenti associati nell’ambito di una fase di costruzione dell’esperienza (EBP, Experience Building Phase).
Il Comitato ha adottato Linee Guida riviste per la gestione delle acque di zavorra e lo sviluppo dei Piani di Gestione delle Acque di Zavorra (G4).
Riduzione del rumore irradiato sottomarino proveniente dalla navigazione
Il Comitato ha proseguito il suo lavoro sul rumore irradiato subacqueo (URN, Underwater Radiated Noise ), concordando in linea di principio di estendere la fase di costruzione dell’esperienza (EBP) di due anni, fino alla fine del 2028.
Il Comitato ha concordato in linea di principio di commissionare uno studio IMO sulle emissioni di URN, come base di evidenze per possibili misure future.
Il Comitato – inoltre – ha concordato tre nuovi risultati su cui lavorare nei prossimi due anni: – Modifiche al regolamento 12 dell’Allegato VI di MARPOL per vietare la reintroduzione di sostanze che impoveriscono l’ozono sulle navi; – e Misure per affrontare le navi di superficie autonome marittime (MASS, Maritime Autonomous Surface Ships) negli strumenti sotto la supervisione del Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino.
Abele Carruezzo
fonte: Press Office IMO
(Foto courtesy P. O. IMO)
Fumi in porto, droni per campionare le emissioni delle navi: lo studio della Capitaneria LivornoToday
Bene le centraline, quelle che già ci sono e quelle che saranno installate. Ma la vera svolta, per un'analisi ancor più efficace e immediata, potrebbe presto arrivare dall'utilizzo di droni in grado di rilevare e campionare le emissioni dai camini delle navi. È questa la principale novità emersa giovedì scorso 30 aprile dal tavolo in prefettura sui fumi in porto, con particolare riferimento alla possibile emissione continuativa di sostanze inquinanti provenienti dalle navi ormeggiate. Un incontro che ha visto la partecipazione di tutti i soggetti parte in causa, dal prefetto Giancarlo Dionisi, al sindaco Luca Salvetti e all'assessora all'ambiente Silvia Viviani, fino al presidente dell'Autorità Portuale Davide Gariglio, alla dottoressa Caselli in rappresentanza dell'assessore regionale all'Ambiente David Barontini e ai rappresentanti della Capitaneria di porto, dell'Asl Toscana Nord Ovest e dell'associazione Porto Pulito.
L'impegno del Comune di Livorno
Tra i principali temi affrontati, particolare attenzione è stata dedicata al rafforzamento del sistema di monitoraggio e analisi del fenomeno. In tal senso, è stato evidenziato il significativo impegno del Comune di Livorno nella messa a norma, attivazione e piena operatività della centralina recentemente installata nel parcheggio di via della Cinta Esterna, messa a disposizione dalla struttura commissariale della Darsena Europa. È stato inoltre sottolineato il lavoro in corso per garantire una rapida elaborazione e diffusione dei dati rilevati, attraverso un circuito di comunicazione trasparente e tempestivo, anche tramite il portale istituzionale del Comune, a beneficio diretto dei cittadini livornesi.
Utilizzo dei droni per il campionamento diretto dei fumi
La novità, come anticipato, è arrivata dalla comunicazione della Capitaneria di Porto, secondo cui dal Comando generale è in fase avanzata di studio l'utilizzo di droni per il campionamento diretto dei fumi dai camini delle navi, al fine di consentirne un'analisi immediata e più efficace. Una possibile soluzione che il prefetto ha accolto positivamente manifestando l'intenzione di avviare a breve interlocuzioni dirette con il comandante generale delle Capitanerie di Porto.
Il contributo della Regione
Ulteriori elementi positivi sono emersi dal contributo della Regione Toscana, che si è detta disponibile a installare una centralina di monitoraggio direttamente in ambito portuale, integrata con il sistema regionale. Ed è stato inoltre fatto il punto sul progetto di biomonitoraggio della popolazione residente nelle aree limitrofe ai siti di interesse nazionale (Sin) di Livorno e Piombino, attualmente in corso e la cui conclusione è prevista entro la fine dell'anno.
Da parte sua l'Autorità di Sistema Portuale ha infine aggiornato il tavolo sullo stato di avanzamento del progetto di cold ironing, evidenziando alcune criticità e ritardi legati a fattori non dipendenti dalla volontà dei soggetti attuatori, che stanno determinando uno slittamento dei tempi di realizzazione del sistema di elettrificazione delle banchine.
La soddisfazione del prefetto e del sindaco
"Esprimo soddisfazione per il lavoro che il tavolo sta portando avanti - le parole del prefetto Dionisi al termine dell'incontro -. Si tratta di un percorso che non riparte da zero, ma che si fonda su attività già avviate e su un patrimonio di conoscenze condiviso. Oggi stiamo proseguendo in una logica di progressione concreta, mettendo in campo strumenti sempre più efficaci sia per analizzare il fenomeno sia per individuare le soluzioni più adeguate per fronteggiarlo. Il diritto alla salute rappresenta una priorità assoluta che deve essere pienamente tutelata: la soddisfazione per il lavoro svolto deriva anche dalla consapevolezza che tutte le istituzioni coinvolte stanno operando con determinazione proprio per garantire, fino in fondo, la tutela della salute dei cittadini e della comunità livornese".
Soddisfatto anche il sindaco Luca Salvetti: "Sono contento perché finalmente tutti i soggetti che siedono al tavolo dedicato ai fumi in porto, dalla prefettura al comitato Porto Pulito, dalla Regione Toscana all'Autorità portuale, fino ad Asl e Arpat, hanno riconosciuto che Livorno, su questo fronte, sta portando avanti un lavoro serio e accurato, come raramente si vede altrove. È il riconoscimento di una Livorno che sta anticipando un salto di qualità, rafforzato anche da ulteriori sviluppi concreti. Livorno è un porto strategico nel Mediterraneo e, allo stesso tempo, una città che vuole essere punto di riferimento per un approccio serio e rigoroso ai temi ambientali e alla lotta all'inquinamento".
Porti ed energia: le rinnovabili e i combustibili fossili rinnovabilierisparmio.it
Le recenti tensioni geopolitiche globali e la volatilità dei prezzi hanno dimostrato, sia alle famiglie che alle imprese, quanto sia fragile un sistema economico dipendente dai combustibili fossili tradizionali. La transizione verso fonti rinnovabili non è più solo una questione ambientale, ma una necessità di sicurezza e indipendenza nazionale. Governi, industrie e infrastrutture sono chiamati a ripensare radicalmente il modo in cui producono e consumano energia. E i porti marittimi possono dare il proprio contributo.
Secondo il recente report Electricity 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, questa criticità non è destinata ad attenuarsi dato che la domanda elettrica globale crescerà in media del 3,6% all’anno fino al 2030. Si tratta di un ritmo del 50% più veloce rispetto al decennio precedente, un incremento enorme, paragonabile ad aggiungere il fabbisogno di ben due intere Unioni Europee all’attuale sistema mondiale. Le energie rinnovabili stanno crescendo rapidamente, ma le infrastrutture elettriche faticano a stare al passo a causa di una rete satura e sovraccarica.
In questo scenario di urgenza e cambiamento, i porti stanno iniziando a candidarsi come nuovi nodi attivi della transizione, trasformandosi da semplici luoghi di transito per merci e persone a veri e propri hub capaci di produrre, stoccare e distribuire energia pulita, alleggerendo così il peso sulla rete nazionale. Nascono infatti soluzioni, come quella progettata da Seares, capaci di convertire l’energia delle onde in elettricità utilizzabile, contribuendo a ridurre la dipendenza di porti e strutture off-shore dai combustibili fossili.
Le rinnovabili e i combustibili fossili – I porti come hub energetici
Per il quarto anno consecutivo, l’efficienza energetica e la sostenibilità si confermano tra la priorità assoluta per i gestori delle marine europee, con dati che dimostrano un impegno ambientale sempre più forte e generalizzato. Secondo l’ESPO Environmental Report 2025, infatti, l’80% dei porti europei ha già fissato obiettivi concreti per ridurre le proprie emissioni, più della metà ha esteso questi impegni a tutte le operazioni interne all’area portuale e gran parte sta investendo in infrastrutture più resilienti ed efficienti.
Tuttavia, nel trasformare un porto in un hub energetico autosufficiente emergono due grandi ostacoli come l’impatto del clima e la mancanza di spazio fisico. Il 69% dei porti segnala crescenti difficoltà operative dovute a mareggiate ed eventi estremi, tanto che quasi tre scali su quattro stanno investendo con urgenza per rafforzare le strutture. Inoltre, banchine, piazzali e moli risultano già saturi di infrastrutture, rendendo difficile l’installazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili. A causa di questi limiti, finora solo il 20% delle infrastrutture per l’alimentazione elettrica da terra, che consente alle navi di spegnere i motori in porto, è stato effettivamente installato nei principali scali europei.
Il mare come fonte energetica
Il sistema Seadamp, progettato da Seares, rappresenta una risposta concreta alle sfide della resilienza climatica e della disponibilità energetica attraverso lo sfruttamento del mare. Grazie a tecnologie capaci di trasformare l’energia di onde e maree in elettricità pulita, la soluzione Seadamp Plus si configura come un’infrastruttura innovativa che integra un sistema di ormeggio adattivo con la capacità di recuperare e valorizzare l’energia del moto ondoso. Il dispositivo funziona infatti come un ammortizzatore meccatronico intelligente, perfettamente integrabile nelle linee di ormeggio esistenti, e attraverso il principio dell’energy harvesting converte l’energia meccanica in elettricità pronta per alimentare servizi portuali, illuminare le banchine o supportare sensori di sicurezza.
I vantaggi di questo approccio, in termini ambientali e operativi, sono concreti:
Efficienza energetica: capacità di recuperare fino a 4 kW in condizioni meteomarine avverse, con una produzione stimata di 10 MWh di energia pulita lungo il ciclo di vita di ogni unità
capacità di recuperare fino a 4 kW in condizioni meteomarine avverse, con una produzione stimata di 10 MWh di energia pulita lungo il ciclo di vita di ogni unità Riduzione delle emissioni: risparmio di 3–5 tonnellate di CO₂ per dispositivo, con una compensazione dell’impronta di produzione che rende il sistema “net-positive” in pochi anni
risparmio di 3–5 tonnellate di CO₂ per dispositivo, con una compensazione dell’impronta di produzione che rende il sistema “net-positive” in pochi anni Resilienza operativa: garanzia di continuità per i sistemi di monitoraggio e sicurezza, che restano alimentati anche in caso di criticità o blackout della rete elettrica principale
garanzia di continuità per i sistemi di monitoraggio e sicurezza, che restano alimentati anche in caso di criticità o blackout della rete elettrica principale Tutela dell’ecosistema: utilizzo di materiali riciclabili al 97% e fluidi biodegradabili, eliminando alla radice il rischio di dispersione di microplastiche nello specchio acqueo. Questi sistemi, inoltre, a differenza delle grandi installazioni, non richiedono autorizzazioni complesse, riducendo significativamente i tempi di attivazione
utilizzo di materiali riciclabili al 97% e fluidi biodegradabili, eliminando alla radice il rischio di dispersione di microplastiche nello specchio acqueo. Questi sistemi, inoltre, a differenza delle grandi installazioni, non richiedono autorizzazioni complesse, riducendo significativamente i tempi di attivazione Efficienza operativa: Per sostenere questo modello di sviluppo, Seares ha progettato piattaforme galleggianti interamente autosufficienti dal punto di vista energetico. Queste soluzioni integrano tre fonti rinnovabili, eolica, solare e marina, consentendo di accumulare energia in apposite colonnine e gestirla in modo efficiente per le diverse esigenze portuali. In questo modo, è possibile ridurre in maniera significativa l’impatto energetico di marine e porti commerciali, oggi particolarmente sensibili nel contesto della transizione energetica
Fumi nei porti, focus in Prefettura gazzettadilivorno.it
Giovedì 30 Aprile 2026 - 22:43
Si è svolta oggi, 30 Aprile, presso la Prefettura, la quinta riunione del tavolo permanente costituito per affrontare il tema delle emissioni in ambito portuale, con particolare riferimento alla possibile emissione continuativa di sostanze inquinanti provenienti dalle navi ormeggiate.
Come si legge in una nota diffusa dalla Prefettura, l’incontro, presieduto dal Prefetto Giancarlo Dionisi, ha visto la partecipazione del sindaco di Livorno Luca Salvetti, dell’assessore all’ambiente Silvia Viviani, del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale Davide Gariglio, nonché – in collegamento – della Dott.ssa Caselli in rappresentanza dell’assessore regionale all’ambiente David Barontini. Presenti inoltre rappresentanti della Capitaneria di Porto, della ASL Toscana Nord Ovest e dell’associazione “Porto Pulito”.
La riunione si inserisce nel percorso già avviato nei precedenti incontri, durante i quali tutti i soggetti coinvolti hanno contribuito a delineare un quadro puntuale dello stato dell’arte, delle criticità e delle azioni intraprese.
In tale contesto, l’incontro odierno ha rappresentato un momento di passaggio verso una fase più operativa, orientata a consolidare e sviluppare le iniziative già in campo, con l’obiettivo di garantire una progressione concreta delle attività.
Tra i principali temi affrontati, particolare attenzione è stata dedicata al rafforzamento del sistema di monitoraggio e analisi del fenomeno. In tal senso, è stato evidenziato il significativo impegno del Comune di Livorno, rappresentato dal Sindaco e dall’Assessore all’ambiente, nella messa a norma, attivazione e piena operatività della centralina recentemente installata nel parcheggio di via della Cinta Esterna, messa a disposizione dalla struttura commissariale della Darsena Europa.
È stato inoltre sottolineato il lavoro in corso per garantire una rapida elaborazione e diffusione dei dati rilevati, attraverso un circuito di comunicazione trasparente e tempestivo, anche tramite il portale istituzionale del Comune, a beneficio diretto dei cittadini livornesi.
Nel corso della riunione, la Capitaneria di Porto ha comunicato che, a livello di Comando Generale, è in fase avanzata di studio l’utilizzo di droni per il campionamento diretto dei fumi dai camini delle navi, al fine di consentirne un’analisi immediata e più efficace. Il Prefetto ha manifestato l’intenzione di avviare a breve interlocuzioni dirette con il Comandante Generale delle Capitanerie di Porto, per favorire una rapida attuazione di tale soluzione.
Ulteriori elementi positivi sono emersi dal contributo della Regione Toscana, che ha rappresentato la possibilità di installare una centralina di monitoraggio direttamente in ambito portuale, integrata con il sistema regionale.
È stato inoltre fatto il punto sul progetto di biomonitoraggio della popolazione residente nelle aree limitrofe ai Siti di Interesse Nazionale (SIN) di Livorno e Piombino, attualmente in corso e la cui conclusione è prevista entro la fine dell’anno.
L’Autorità di Sistema Portuale ha infine aggiornato il tavolo sullo stato di avanzamento del progetto di cold ironing, evidenziando alcune criticità e ritardi legati a fattori non dipendenti dalla volontà dei soggetti attuatori, che stanno determinando uno slittamento dei tempi di realizzazione del sistema di elettrificazione delle banchine.
Al termine dell’incontro, il Prefetto ha dichiarato: “Esprimo soddisfazione per il lavoro che il tavolo sta portando avanti. Si tratta di un percorso che non riparte da zero, ma che si fonda su attività già avviate e su un patrimonio di conoscenze condiviso. Oggi stiamo proseguendo in una logica di progressione concreta, mettendo in campo strumenti sempre più efficaci sia per analizzare il fenomeno sia per individuare le soluzioni più adeguate per fronteggiarlo. L’obiettivo è mantenere questo tavolo costantemente operativo, focalizzato sui risultati e sui tempi di attuazione".
"Il diritto alla salute rappresenta una priorità assoluta che deve essere pienamente tutelata: la soddisfazione per il lavoro svolto deriva anche dalla consapevolezza che tutte le istituzioni coinvolte stanno operando con determinazione proprio per garantire, fino in fondo, la tutela della salute dei cittadini e della comunità livornese", ha aggiunto.
Il Prefetto ha inoltre annunciato che la prossima riunione del tavolo permanente è convocata per il giorno 25 maggio alle ore 17.00, al fine di proseguire con continuità e tempestività nell’azione di monitoraggio e intervento.
“Sono contento perché finalmente tutti i soggetti che siedono al tavolo dedicato ai fumi in porto – dalla Prefettura al Comitato Porto Pulito, dalla Regione Toscana all’Autorità di Sistema Portuale, fino a USL e ARPAT – hanno riconosciuto che Livorno, su questo fronte, sta portando avanti un lavoro serio e accurato, come raramente si vede altrove", ha dichiarato il sindaco di Livorno Luca Salvetti.
"Questa presa d’atto si fonda su quanto è stato realizzato finora: dalla firma del Blue Agreement, all’ordinanza per l’abbassamento del tenore di zolfo nei carburanti delle navi in entrata e in uscita dal porto, fino alle centraline di monitoraggio provvisorie installate con risorse comunali e alla nuova centralina recentemente entrata in funzione, che consente un controllo più ravvicinato rispetto alle banchine prossime al cuore della città. - ha concluso il sindaco - È il riconoscimento di una Livorno che sta anticipando un salto di qualità, rafforzato anche da ulteriori sviluppi concreti: l’arrivo a breve di una nuova centralina, l’annuncio da parte della USL di un nuovo studio di monitoraggio, l’inserimento del porto di Livorno tra i cinque scali italiani dove sarà attivato il controllo dei fumi anche tramite droni, e il progetto “Sinergie” per un biomonitoraggio accurato della popolazione. Livorno è un porto strategico nel Mediterraneo e, allo stesso tempo, una città che vuole essere punto di riferimento per un approccio serio e rigoroso ai temi ambientali e alla lotta all’inquinamento".
Senza politica industriale non c’è transizione del lavoro Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Abbiamo visto ieri, Primo Maggio, i sindacati confederali a Porto Marghera, con la tradizionale manifestazione nazionale con l’intervento dei massimi leaderdiCgil, Cisl e Uil. Margheraè un luogo cruciale dello sviluppo industriale e portuale italiano, a partire dalla sua fondazione nel 1917 e la nascita di uno smisurato polo chimico diventa anche un epicentro delconflitto tra lavoro, salute e ambientenel capitalismo contemporaneo. Un conflitto che divide la stessa comunità operaia. Anche di questo Marghera è un esempio storico importante, soprattutto tra gli anni Ottanta e il primo decennio di questo secolo, quando una frattura radicale contrappone, attorno alle sorti delpetrolchimico, lavoratori eforze sindacaliepolitiche agli ambientalistie asparute componenti operaie. Uno scontro che si conclude con un referendum comunale (a cui partecipa l’intera cittadinanza di Venezia) che boccia losviluppo del ciclo del cloro(con la conseguente chiusura di interi settori del petrolchimico). Si tentano anche vie negoziali a un modello diverso, ma si giunge solo a effimeri accordi, con aziende mai inclini a rispettarli e senza una regia politica e istituzionale (in particolare da parte dello Stato, unica entità in grado di governare una simile transizione). Così, la forza dell’ambientalismo e di un’opinione pubblica determinata a non lasciarsi più inquinare o avvelenare riesce a bloccare il vecchio modello, che peraltro perde via via capacità occupazionale, ma non è in grado di imporre una transizione autentica. Porto Marghera è oggi una zona industriale con grandi spazi bradi e inquinati,senza nessun piano di rigenerazione. L’assenza di una vera politica industriale, che affligge l’Italia da decenni, produce pure quest’abbandono di territori a lungo sfruttati e avvelenati, nella più cinica e disinvolta tradizione del capitalismo assecondata dal governo politico. La “situazione Marghera” descrive esattamente lo stato attuale del rapporto tra lavoro e ambiente e salute. O meglio, tra capitale e lavoro/ambiente/salute, poiché la vera dicotomia, il vero conflitto irriducibile, è descrivibile piuttosto in questi termini. In genere, si parla infatti più di conflitto tra lavoro, da una parte, e ambiente e salute dall’altra. Ma il lavoro vivo, il lavoro umano, è in realtà parte dell’ambiente, perché i corpi che vi sono coinvolti, la cui salute è direttamente colpita, sono elementi naturali quanto l’aria, l’acqua, la terra, e subiscono la stessa nocività. Il conflitto reale è tra ilmodo di produzione capitalistico e la natura umana, parte inestricabile della natura tutta, come insegnano l’ecologismo più consapevole e l’ecofemminismo, ma anche l’esperienza storica di luoghi come Marghera e innumerevoli altri nel mondo. Che si tratti dilavoratori esposti all’amianto o alle polveri(o anche “solo” alla fatica) o di abitanti che bevono acqua contaminata (da Pfas, ad esempio) o di un intero territorio pervaso dalle polveri sottili o cementificato o dissestato o, in molti modi, impoverito di biodiversità, si tratta sempre di un conflitto tra modo di produzione (o di consumo, di mobilità, di sviluppo urbano coerente con quello) e ambiente (che integra il lavoro umano e la vita umana e la sua salute). Il primo passo verso una riformulazione del tema, forse anche verso un nuovo soggetto capace di affrontarlo in modo organizzato, sui territori e sul piano globale, consiste proprio in questa diversa e più vasta e radicale dicotomia, in cui il lavoro sta dal lato della parte lesa e della sua in-sofferenza, dalla quale può derivare una nuova fase di conflitti. Una nuova“agency” dell’insubordinazionealla nocività nei residui luoghi di maggiore concentrazione o nei luoghi dispersi del lavoro decentrato come nelle solitudini del lavoro atomizzato. Unanocività fisico-chimica, che colpisce il corpo della terra e dei suoi elementi come il corpo umano, e unanocività psichica(da alienazione o depressione o da ecoansia) che, attraverso il nostro organismo, permea comunque il nostro ambiente e l’esperienza che ne facciamo. La sofferenza inferta è una, e tale può e dev’essere la rivolta. Non è sempre facile oggi, nella frantumazione di classe e nella parcellizzazione e nelle turbolenze delle soggettività, ma quella che si annuncia può essere la rivolta più profonda ed estesa che abbia mai attraversato il pianeta e la storia. Oggi sappiamo che la crisi ambientale esiste e che riguarda tutti noi. Se la transizione ecologica è entrata a far parte dell’agenda politica, da più parti si lamenta la lentezza con cui governi e istituzioni sovranazionali adottano misure concrete per fronteggiare l’allarme clima. La scienza, da parte sua, preannunciava già dalla metà del secolo scorso i possibili scenari futuri. Accanto a quella climatica, già nel 1972 si parlava di crisi alimentare, di inquinamento e di risorse non rinnovabili. Ma in quale preciso momento e soprattutto in che modo nel corso della seconda metà del Novecento è affiorata – nella comunità scientifica, nei movimenti d’opinione, nel dibattito pubblico – la questione ecologica? Quando ci siamo accorti che le risorse erano finite?Quando abbiamo capito – anche a fronte di disastri ambientali e catastrofi industriali che hanno prodotto traumi collettivi – che il nostro è un ecosistema fragile e che dalla sua salute dipende il benessere di tutti noi? Vai alla pagina
Con 220 metri di lunghezza, 15mila tonnellate, tre alberi SolidSail da 1.500 mq ciascuno, Chantiers de l'Atlantique consegna una nave senza precedenti per dimensioni nella propulsione velica L'articolo Bazin (Accor): “Con Orient Express Corinthian facciamo galleggiare il lusso” proviene da Shipping Italy .
Saint-Nazaire (Francia) – Il varo di Orient Express Corinthian, appena avvenuto a Saint-Nazaire, segna l’ingresso diretto di Accor nel settore armatoriale con un progetto che esce dai modelli tradizionali. Non è una cruise ship nel senso classico, né uno yacht puro: è una nave pensata come un hotel che si muove, costruita da Chantiers de l’Atlantique su una piattaforma tecnica sviluppata ad hoc.
Sébastien Bazin, presidente e amministratore delegato di Accor, aveva in testa un’idea precisa: prendere l’Hotel du Cap-Eden-Roc, l’hotel considerato il vertice assoluto dell’ospitalità di lusso terrestre, e farlo galleggiare. Un desiderio espresso ai suoi collaboratori, secondo quanto riferisce lui stesso nella chiacchierata con i giornalisti a bordo della nave. Da quella richiesta sono passati quattro anni di lavoro, che hanno visto alternarsi quasi 2mila artigiani, artisti e atelier, nei Chantiers de l’Atlantique, per dare forma alla visione dell’architetto Maxime d’Angeac, direttore creativo di Orient Express. Il risultato è stata una nave varata nel bacino Joubert di Saint-Nazaire, lo stesso da cui uscì la Normandie nel 1935.
“Prima di tutto voglio portare l’hotel al cliente – dice Sébastien Bazin – e voglio che questo hotel sia sul mare. Se non fosse stato a vela, non lo avremmo fatto. Non voglio rumore. Voglio che i clienti accettino di essere guidati dal vento”. È una dichiarazione che spiega bene la logica del progetto: partire dall’esperienza e costruire attorno a questa una nave, non il contrario.
Dal punto di vista tecnico, la nave è lunga 220 metri, ha una stazza di circa 15mila tonnellate e un pescaggio contenuto di 5,4 metri, scelto per ridurre la resistenza e aumentare l’accessibilità portuale. Si sviluppa su nove ponti e introduce su scala cruise il sistema SolidSail, con tre alberi in carbonio alti oltre 100 metri e vele rigide da 1.500 mq ciascuna. Le vele sono automatizzate, ruotano a 360° e possono inclinarsi fino a 70 gradi, permettendo alla nave di ottimizzare l’assetto in ogni condizione e di poter transitare sotto i principali ponti del mondo. In situazioni favorevoli la propulsione è interamente eolica. Le prove in mare hanno confermato 12 nodi con 20 nodi di vento, un risultato rilevante per un’unità di queste dimensioni.
“Abbiamo progettato la nave per viaggiare a 12 nodi – spiega Bazin – non a 20 come le navi da crociera. È una scelta precisa: viaggio lento, meno consumo, meno impatto”. A supporto della vela c’è un sistema ibrido a Gnl e una piattaforma digitale con circa 6mila sensori per monitorare in tempo reale i flussi energetici e le prestazioni. A bordo sono installati anche sistemi di rilevamento assistiti per individuare oggetti in mare e mammiferi marini, oltre al posizionamento dinamico che consente di evitare l’ancoraggio e quindi proteggere i fondali.
La progettazione è stata complessa, anche perché mancavano riferimenti. “Non c’erano codici – dice Bazin – abbiamo dovuto costruire tutto da zero”. Il dialogo tra progettisti e cantiere ha portato a continui aggiustamenti, anche minimi ma con impatti importanti, per rispettare i vincoli su vibrazioni, isolamento e silenziosità. Il risultato è una nave che punta molto sul comfort acustico, coerente con l’idea di navigazione a vela.
Sul piano operativo, i numeri chiariscono il posizionamento. A bordo ci sono 54 suite per circa 104 ospiti, serviti da 172 membri di equipaggio, con un rapporto di 1,6 a 1. “Non è mai stato fatto prima – sottolinea Bazin – voglio un livello di servizio assoluto. Se fallisco su quello, ho perso tutto”. È un’impostazione che avvicina più il mondo dei grandi yacht che quello delle crociere.
Anche il modello commerciale segue questa logica. La nave può essere venduta per cabine, ma anche interamente privatizzata. I prezzi partono da circa 7mila dollari a notte per le suite più piccole, da circa 47 metri quadrati, e arrivano a oltre 100mila dollari per le soluzioni più grandi. Il charter completo si colloca intorno al milione di dollari al giorno, con un minimo di due notti. “Vediamo due tipi di clienti – spiega Bazin –: famiglie che vogliono celebrare qualcosa e aziende che vogliono invitare i loro ospiti. E poi c’è il cliente individuale, che viene dall’hotellerie, non dalla crociera”.
Gli spazi riflettono questa impostazione. Le suite arrivano fino a 230 mq, con finestre panoramiche da 3,6 metri e altezze interne superiori agli standard. A bordo ci sono cinque ristoranti, otto bar, una marina privata con accesso diretto al mare, una spa, una piscina e una corsia di nuoto da 16,5 metri. “Se non hai accesso all’acqua, non è una barca – dice Bazin – deve sembrare uno yacht privato. Devi poter scendere in mare quando vuoi”. Tra le dotazioni più particolari c’è uno studio di registrazione professionale. “Abbiamo la stessa tecnologia dei migliori studi di Hollywood – aggiunge – qualcuno può venire qui e registrare un album”.
La logica dell’hotel si riflette anche negli itinerari, volutamente brevi. “Abbiamo adattato tutto a una clientela alberghiera – spiega Bazin – sono persone che vanno a Cannes, a Saint-Tropez, a Capri. Ora fanno lo stesso viaggio, ma su una nave”. Le crociere durano da due a quattro notti e possono essere combinate tra loro. La stagione inaugurale prevede Mediterraneo e Adriatico, poi l’Atlantico e i Caraibi.
Dal punto di vista industriale, il progetto è sostenuto da una struttura a doppia società, una per la gestione e una per gli asset, con l’ingresso di partner finanziari. L’investimento è nell’ordine di centinaia di milioni di euro. È già in costruzione la nave gemella, Orient Express Olympian, con consegna prevista nel 2027 e alcune modifiche progettuali. A bordo abbiamo trovato anche diverse aziende italiane, che hanno fornito i pannelli con i tanti rivestimenti in marmo che ricoprono le pareti dei bagni, oppure con le maestranze impegnate negli ultimi allestimenti. Sono italiani anche i rescue tender di bordo: una serie di gommoni Bwa, costruttore milanese celebre per i suoi rib a chiglia rigida.
Alla fine, Orient Express Corinthian si presenta come un prototipo più che come una semplice nuova nave. “Abbiamo vinto due sfide – conclude Bazin – quella industriale e quella di budget. La terza è il servizio. È lì che si gioca tutto”.
Scheda tecnica – Orient Express Corinthian
Lunghezza f.t.: 220 m
Baglio: 25,3 m
Pescaggio: 5,4 m / fino a circa 11 m con daggerboard
Stazza lorda: 26.200 GT
Velocità max: fino a 12 nodi (sia in modalità vela sia con propulsione ausiliaria)
Ospiti: 130
Suite: 54
Equipaggio: 170
Cabine equipaggio: 160
Bandiera: francese
Classificazione: Bureau Veritas (BV)
Superficie velica: circa 4.500 mq
Equipaggiamenti: 100% di provenienza europea
Riduzione emissioni: fino a circa 9.000 tonnellate di CO₂ evitate all’anno grazie alla propulsione ibrida eolica/Gnl
Sistema velico: tre alberi con vele rigide SolidSail, altezza superiore a 100 metri, rotazione a 360° e inclinazione fino a 70°
Propulsione: sistema ibrido con prevalenza eolica integrato da motori alimentati a Gnl
Cantiere costruttore: Chantiers de l’Atlantique
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Porti, Report accende i riflettori su traffico ed emissioni. Il caso Carrara: "Dati sanitari non pubblici". La Voce Apuana
Redazione «chiediamo: – centraline permanenti nell’area portuale e nei quartieri limitrofi; – pubblicazione in tempo reale dei dati su NO₂, Pm10, Pm2.5; – studio epidemiologico indipendente sulla popolazione residente; – piena trasparenza sui materiali per il ripascimento». MASSA-CARRARA – “La puntata di Report ‘L’aria dei porti’ ha mostrato all’Italia ciò che nelle città portuali molti cittadini denunciano da anni: traffico navale, navi ferme in banchina, emissioni atmosferiche e impatti sanitari reali sulle popolazioni che vivono a pochi metri dagli scali” riferisce il Comitato Ugo Pisa rispetto alla puntata andata in onda su Rai Tre nella rinomata trasmissione televisiva di giornalismo d’inchiesta dedicata ai porti. “Biossido di azoto (NO₂), polveri sottili, particolato ultrafine e altre sostanze inquinanti non restano dentro il porto: arrivano nei quartieri, nelle scuole, nelle case. A Marina di Carrara, dove il porto è incastonato dentro il tessuto urbano e turistico, tutto questo dovrebbe imporre prudenza assoluta. Sta invece accadendo l’opposto – sottolina il comitato – Regione Toscana e amministrazione comunale stanno portando avanti con determinazione l’ampliamento del porto, soffermandosi sugli interessi economici legati al comparto industriale e logistico, mentre vengono lasciati in secondo piano i temi della salute pubblica, della qualità dell’aria e della vivibilità del territorio. La domanda è semplice: su quali basi si decide di ampliare? Ad oggi non risulta un sistema pubblico, capillare e permanente di monitoraggio della qualità dell’aria specificamente dedicato all’area portuale e ai quartieri più esposti di Marina di Carrara, con dati chiari, continui e facilmente accessibili ai cittadini. Non risultano inoltre disponibili strumenti epidemiologici locali specifici e aggiornati che consentano di valutare in modo trasparente l’eventuale incidenza delle attività portuali su patologie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche nella popolazione residente. In sostanza, si vuole far crescere il porto senza aver prima misurato con rigore il peso che il porto già oggi scarica sul territorio. È un’impostazione grave: si contabilizzano i benefici economici immediati e si ignorano i possibili costi sanitari, ambientali e sociali pagati dai cittadini. Chi governa Regione e Comune ha il dovere di dare risposte prima di tutto ai cittadini: prima i dati, poi le decisioni. Per questo chiediamo: – centraline permanenti nell’area portuale e nei quartieri limitrofi; – pubblicazione in tempo reale dei dati su NO₂, Pm10, Pm2.5 e altri inquinanti; – studio epidemiologico indipendente sulla popolazione residente; – piena trasparenza sui materiali destinati al ripascimento; – sospensione dell’iter di ampliamento fino alla disponibilità di valutazioni ambientali e sanitarie complete, aggiornate e pubbliche. Nessuno è contro il lavoro e lo sviluppo – mette in chiaro il comitato -. Ma utilizzare l’economia come argomento che superi ogni richiesta di precauzione è inaccettabile. Se Regione e Comune ritengono che l’ampliamento sia sostenibile, rendano pubblici i dati che lo dimostrano. Se quei dati non esistono, abbiano il coraggio di fermarsi”.
Taranto, nuove misure anti-emissioni nel porto: Iaia (FdI) plaude alla Guardia Costiera RTM web
diGloria Quaranta·29 Aprile 2026 Nuove iniziative per la tutela ambientale nel porto di Taranto. La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera ha introdotto un protocollo operativo per prevenire e contenere le emissioni odorigene e i composti organici volatili (VOC) prodotti dalle navi cisterna. Il provvedimento, realizzato in collaborazione con Arpa Puglia, Autorità Portuale, tecnici specializzati ed Eni, punta a rafforzare i controlli in uno scalo caratterizzato da un’intensa movimentazione di idrocarburi, soprattutto nei mesi estivi quando il rischio di emissioni aumenta. Le nuove disposizioni prevedono l’obbligo per le navi di mantenere efficienti i sistemi di controllo, monitorare costantemente pressione e temperatura del carico e registrare i dati per eventuali verifiche. In caso di anomalie, scatteranno interventi immediati. Sull’iniziativa è intervenuto il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, che ha espresso “sinceri complimenti” alla Guardia Costiera di Taranto, sottolineando l’importanza delle misure per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. “La sicurezza e la protezione del territorio sono priorità imprescindibili – ha dichiarato – e queste azioni rappresentano un passo significativo verso uno sviluppo portuale più sostenibile”. La Guardia Costiera continuerà a garantire monitoraggi costanti per verificare il rispetto delle nuove norme.
If you want to know whether the AI bubble is bursting, there's only one publicly traded company that will tell you: Oracle. That's right, the database company. Oracle has burned its boats and pivoted to AI, but not in any kind of usual way. It is not a founda…
Oracle’s betting everything on OpenAI. Will it pay off or pop the bubble? If you buy something from a Verge link, Vox Media may earn a commission.See our ethics statement. If you buy something from a Verge link, Vox Media may earn a commission.See our ethics statement. If you want to know whether the AI bubble is bursting, there’s only one publicly traded company that will tell you: Oracle. That’s right, the database company. Oracle has burned its boats and pivoted to AI, but not in any kind of usual way. It is not a foundation model builder like OpenAI or Anthropic, obviously. It’s not quite a neocloud, though it has entered the same bare-metal businessas CoreWeave. It is a software-as-a-service company that has made an audacious bet on a very specific future version of AI as Oracle’s traditional business has gracefully declined. It is significantly older than any of its AI competitors, save Microsoft, and it has decided its future involvesan enormous compute dealwith OpenAI, a company that does not make money. Whether OpenAI is good for its commitments to Oracle depends a lot on how much money it can raise and how quickly it can become profitable. The risk for Oracle is that it may be sinking a lot of money into building data centers for OpenAI, only for OpenAI to be unable to pay Oracle the $300 billion it agreed to in their contract. Oracle and OpenAI did not respond to requests for comment. But the OpenAI play — and the pivot to AI generally — suggests a specific vision: The key place to make money isn’t training foundation models. The real money is inference, or using AI models to output results on data that isn’t in the training set. So the company has looked at some startups’ businesses and decided that they are actually just features that can be added to Oracle’s existing capabilities — which is pretty much what Oracle has been up to for the entirety of its existence. Oracle, of course, is already an enterprise business, so it has the existing relationships and large salesforce to go out there and sell its vision, one that suggests there isn’t much room for the AI stack to fragment. Rather, it will consolidate under existing players. Oracle intends to be the dominant player in that game. Wall Street wants to bet on AI, and it can’t bet on OpenAI because it’s not public yet. So the best way to do it now is through Microsoft and Oracle. Microsoft has a more complicated business, so it’s not a pure AI bet. Oracle, on the other hand, is cleaner. That means you can take the temperature of the entire AI boom by checking in on how many people are betting Oracle won’t repay its loans on time — those are the credit default swaps. Oracle’s stock price also reacts to assorted and sundry industry events, providing a bellwether about the AI revolution — or the AI bubble, depending on how you view it. But there’s always a tremendous gap between vision and execution, as Oracle’s history shows. “The orthodox company is low-growth and high-margin and makes him feel old and uncool.” Let’s get it out of the way: Oracle founder Larry “Bad Doggy” Ellison is out of his fucking mind. He has a short attention span, a willingness to promise things his engineers have not yet built, a tremendous ego, and a competitive drive that could power every AI data center on Earth and then some. Ellison is nominally the chief technology officer and executive chairman of Oracle, and Clay Magouyrk and Mike Sicilia are nominally the co-CEOs. But Oracle has always been the Larry show, starring Larry, even when he’s busycheating at yacht racesor whatever. Oracle’s move to focus on AI means leaving behind the high-margin, low-growth, low-capital-expenditure database business that is Oracle’s bread and butter to jump to the low-margin, high-growth, high-capex neocloud business that Oracle has taken out $43 billion in debt to build injustfiscal 2026. Why do that? Well, according to Paul Kedrosky, a longtime VC at SK Ventures, Larry got bored. “This is the story of Larry forever,” says Kedrosky. “Whenever he left to go sailing, he’d say, ‘This company’s not as much fun as it used to be.’ The high-level take is that the orthodox company is low-growth and high-margin and makes him feel old and uncool.” In the 1990s, one of the reasons that Oracle became a hot property was Ellison. He was among the various futurists making predictions about what the internet would do to society. In 1996, Ellison appeared onThe Oprah Winfrey Showto hype what he called “the network computer.” (As part of the appearance, Oracle promised togive a network computer to each of almost 300 kidsat a primary school in Menlo Park.) This was a lightweight device, even one that could be treated as a throwaway, that would connect to applications stored online. If you are thinking,Boy, that sure sounds like a modern phone, you’re right. If you are also thinking,Boy, that sure sounds like the cloud, you’re also right. The network computer flopped. The iPhone, which kicked off the modern era of lightweight, disposable computing devices, was introduced more than a decade later, in 2007. Oracle veered away from its bold vision of the cloud, while a true believer peeled off to form his own company: Marc Benioff, who founded Salesforce in 1999. Amazon’s AWS venture into cloud computing was in 2006, a decade after Ellison had predicted that people wouldn’t need to keep software on their own computers. So why didn’t Oracle lead both of those revolutions, if Ellison saw them coming a decade out? Well, the iPhone was a consumer product, and Oracle made primarily enterprise databases. Oracle knew how to sell to businesses — it’s why they’d so thoroughly stomped competition such as Relational Technology Inc. andCullinetin the first place — but Ellison didn’t know how to make consumerschooseto buy things rather than get forced to use it by their employer. The failure of the network computer also made Ellison weirdly recalcitrant about the cloud. He refused to take a second crack at the ideauntil 2011, even mocking it as “complete gibberish.” Oracle never really recovered from its lost lead. Despite its strong enterprise software business,it lags Amazon, Google, Microsoft, and Alibaba in market share, and is barely ahead of Salesforce. Given Ellison’s competitive streak —one of his biographies is titledEveryone Else Must Fail— this has to sting. The worst part might have been losing to one of Oracle’s biggest rivals, Microsoft. Still, the majority of Oracle’s business, as of its most recent earnings results, is “cloud and software.” The category represented 88 percent of the company’s revenue in the three months ended February 28th, which is the third quarter in Oracle’s 2026 fiscal year. (There are also hardware and services businesses, but for our purposes, they are negligible.) The majority ofthatis software support, which “substantially all” customers renew every year “in order to continue to benefit from technical support services and the periodic issuance of unspecified updates and enhancements” to the applications and infrastructure they also use. That brought in a shade under $5 billion in Oracle’s third quarter. The next biggest was “cloud infrastructure,” which had revenue of about $4.9 billion. The customer support business had zero percent growth in the third quarter. Its database and applications businesses, though very profitable, aren’t growing and may even be declining, says analyst Gil Luria of DA Davidson. The cloud business, on the other hand, is growing. It’s an “okay business, very fast-growing with low profitability,” says Luria. “Oracle cloud has single-digit margins, maybe at best teens. But they’ve been growing it very fast.” So when ChatGPT launched the modern era of AI hype in Silicon Valley, it was inevitable that Ellison would take an interest. By February 2025,Ellison was telling former UK Prime Minister Tony Blairthat AI was “a much bigger deal than the Industrial Revolution, electricity, and everything that’s come before.” In September, Oracle “shocked the markets” with a $300 billion deal with OpenAI to build data centers, one of the largest cloud deals ever. Oracle’s move into the bare-metal business — renting out servers to AI companies — can be thought of as an extension of the cloud business. Having missed the initial run on the cloud, it seems that Ellison has decided Oracle can’t be left out this time. When ChatGPT launched the modern era of AI hype, it was inevitable Ellison would take an interest In some ways, Oracle was an obvious partner for OpenAI. It’s one of the few Big Boys that isn’t trying to compete with Nvidia by building its own chips — though it does have a very close relationship with AMD. But there’s one other benefit that probably tickled Ellison,a longtime Microsoft haterwho even resorted to sending private detectives tosort through Microsoft’s trash: OpenAI’s biggest partner for computeused to beMicrosoft. The deal was pure, flashy, competitive Ellison — and propelled Oracle’s shares to an all-time high. But with the deal came another big personality: Sam Altman, who hasa reputation in Silicon Valleyas a sociopathic liar with a people-pleasing streak. OpenAI is the Sam Altman show, as becameveryclear in 2023when he was briefly deposed as OpenAI’s philosopher-king. Tying Oracle so closely to OpenAI meant that Oracle was no longer the arbiter of its own fate. And indeed, as OpenAI soon announced a series of other massive deals, Oracle’s shares fell. Now, Oracle serves essentially as apublic market proxy for betting on OpenAI’s future— for better and for worse. This time when Ellison predicted the future, he wasn’t the sole true believer, points out Nick Patience, the AI lead at the Futurum group. “It’s a more grounded bet” than the network computer, Patience says. Microsoft’s Satya Nadella and Google’s Sundar Pichai have basically the same vision. On the other hand, Ellison is “piggybacking on Sam Altman, which is probably a dangerous place to be,” Patience notes. Oracle’s OpenAI deal was basically kismet after Musk left it in the lurch Oracle’s OpenAI deal was basically kismet. Oracle had been working on a data center in Texas for Elon Musk, a friend of Ellison’s, who made an abrupt about-face when he decided his company xAI could build his own data center faster. Just as Musk left Oracle in the lurch, a LinkedIn message from OpenAI infrastructure chief Peter Hoeschele arrived in the inbox of a sales leader at Oracle,Bloombergreported. The resulting deal was significantly larger than the one Oracle had been discussing with Musk,with options to expand it further. To fulfill the deal, Oracle will build fivevery largedata centers. “All told, they’ll require millions of chips and consume 4.5 gigawatts of power — more than all the homes in Chicago,”Bloombergwrote of the deal. Oracle is planning to build them with an initial completion date in 2027, though according toBloomberg, that has already slipped to 2028. It’s a more aggressive bet than any other major company has made on AI, and one that the less reckless — or perhaps, less desperate — Microsoft shied away from. Oracle’s previous chief executive officer, Safra Catz, was skeptical of the financial benefits of the cloud. It had lower margins and required costly data centers,Bloombergreported, citing employees who’d heard Catz’s reservations. She was replaced last year, shortly after the OpenAI deal, by Magouyrk and Sicilia, who previously ran Oracle’s cloud business and applications. In the announcement, Ellison, unsubtly, is quoted saying that “Clay and Mike committed Oracle’s Infrastructure and Applications businesses to AI.” Oracle had burned the boats. OpenAI, for its part, needs Oracle for its investment-grade credit rating, notes Stijn Van Nieuwerburgh, a professor at Columbia Business School. OpenAI doesn’t have one, and couldn’t support the necessary compute buildout on its own. Effectively, OpenAI is renting Oracle’s creditworthiness. Of the hyperscalers, however, Oracle has the lowest credit rating. It also has the greatest debt load, even before the infrastructure buildout came into play. What’s more, when I say “Oracle is building data centers,” I am doing a little sleight of hand. Unlike Google and Meta, Oracle doesn’t actually build its own data centers. It’s leasing data centers that other companies are building on its behalf. In Abilene, Texas, that’s Crusoe, with whom Oracle has signed a 15-year lease; Oracle committed to paying more than a billion dollars a year despite Crusoe’s relative lack of experience, according toSemiAnalysis.,an industry newsletter. Crusoe’s inexperience is a relatively minor risk compared to the much larger one Oracle is taking on OpenAI, which is by far the biggest customer represented in Oracle’s remaining performance obligations (RPOs), which represent how much money Oracle is slated to earn from its existing contracts. Of the $553 billion in RPOs that Oracle reported in its most recent earnings release, more than $300 billion is OpenAI. So how’s OpenAI doing? In November 2025, Sam Altman sent a memo to OpenAI in which he wrote, “I expect the vibes out there to be rough for a bit.” The vibes had been rough for a bit before the memo, actually. There was the whole thing whereAltman got booted and then reinstated. Metaraided OpenAI for talent; several key OpenAI players such asIlya Sutskever,Bob McGrew, andMira Muratiwent on to found their own companies. Anthropic, one of OpenAI’s biggest competitors, isalsocomposedofformer OpenAI talent. The executive reshuffling is basically constant. That’s not all on the corporate chaos front. Because OpenAI is trying to go public, it had to repeatedly renegotiate its deal with Microsoft. Not only is Microsoft freed up to partner with other companies,like Anthropic— therevenue-sharing agreement between the two companiesends in 2030 (rather than whenever OpenAI hits a development milestone) and the total payments are capped. “OpenAI products will ship first on Azure, unless Microsoft cannot and chooses not to support the necessary capabilities,” Microsoft announced. But OpenAI can now partner with other cloud providers to try to build its enterprise business. OpenAI’s approach to AI is decidedly unfocused, especially in comparison to Anthropic. There’s something of a profit panic as the company tries to figure out how to make money from its scattershot AI enterprises, while Claude Code and Cowork from Anthropic emerged as the winners for enterprise AI spending. Anthropic doesn’t have image generation or video generation products. It has instead stayed laser-focused on the enterprise market. OpenAI has, by contrast, chased the consumer market, exposing itself to other kinds of risk in the process. The company is facing multiple lawsuits frompeoplewhosay ChatGPTencouraged loved onestokill themselves— and,in some cases, others. This has, perhaps predictably,resulted in political pressure. Also there’sa lawsuit from Elon Muskover OpenAI’s for-profit arm that — if Musk wins —may threaten its public offering. OpenAI’s chaos does not inspire confidence in Altman’s management skills This degree of chaos does not inspire confidence in Altman’s management skills. And OpenAI, like all AI labs, is a money furnace. Recently, OpenAI projected that it will spend$665 billion by 2030— $111 billion more in cash burn than it previously predicted. That’s not all. Its gross profit margins last year were lower than the company predicted, as it had to buy last-minute compute to meet demand. OpenAI projects it will be cash-flow positive in 2030, two years later than its rival Anthropic. Both companies are threatening to go public this year. The thing that’s driving up OpenAI’s costs is inference, the very thing Ellison is betting on. This is probably a positive sign for Ellison’s intuitions about AI use, but it might not be the best thing for his partner. OpenAI haspromised $1.4 trillion in its contracts. OpenAI recently raised$122 billion. “That could last them a few years,” Luria says. “I am 100 percent sure they can get to $1.4 trillion? Probably not, but they do have money now, and that makes a difference for Oracle.” Luria’s skepticism is understandable. Take Stargate, the flashy data center project that OpenAI announced, Altman standing shoulder to shoulder with Ellison and Donald Trump. The joint venture hasn’t hired staff and isn’t developing any data centers for OpenAI,The Informationreported in February, describing Stargate as a “shelved idea.” Earlier this month,The Informationdiscovered severalStargate leaders, including Hoeschele, ditched OpenAI; theywashed ashore at Meta. OpenAI didn’t get its planned 10GW of data center capacity from Oracle and SoftBank last year, either. Part of the problem for OpenAI is that its credit wasn’t as good as Oracle’s — so OpenAI just made its deal with Oracle directly. The two companies also made an unusual arrangement where if there was a delay or the project came in over budget, OpenAI and Oracle would share costs. (They also both benefit if things are under budget.) As for the other member of the project, SoftBank has its own OpenAI agreement, which has led to slapfights over who controls the 1GW facility in Milam County, Texas. OpenAI has signed a long-term lease with subsidiary SoftBank Energy, which would develop and own the data center. Between the complications with Oracle and SoftBank, it seems likely that OpenAI doesn’t have the money or the compute to achieve all of its ambitious goals. Despite all that, Altman is targeting a public offering by the end of 2026,The Wall Street Journalreported in January. That may be in doubt now, after theJournalalso reported OpenAImissed revenue and user growth targets. “Chief Financial Officer Sarah Friar has told other company leaders that she is worried the company might not be able to pay for future computing contracts if revenue doesn’t grow fast enough,” theJournalwrote, citing anonymous sources. In response,Dealbookanalyst Harrison Rolfes issued a note explaining that OpenAI likely won’t go public this year. OpenAI is racing to beat Anthropic and Musk’s xAI, which has been subsumed by SpaceX andis trying to IPO this summer.SpaceX is seekinga valuation of $1 trillion or more. OpenAI’s most recent funding round gave it a valuation of more than $850 billion. Granted, valuations are more art than science, but it’s also the case that if OpenAI were to IPO with that valuation, it would bevalued at 28 times its projected 2026 revenue. By way of comparison, Nvidia — a company that is making an actual profit from the AI boom — is valued at 12 times its projected 2026 revenue. OpenAI’s rich valuation, the company’s long way to profitability, and its aim at consumers rather than enterprises may lead some investors to sit out the IPO,The Informationreported. If and when the mandatory paperwork associated with an IPO filing is made public, we’ll get a sense of exactly how challenging the environment is for OpenAI — but it seems that OpenAI doesn’t have an easy road to do everything it’s trying to do and still stay solvent. OpenAI is racing to beat Anthropic and xAI, and it’s got a long path to profit OpenAI is a flaky partner for Oracle. While that’s the largest challenge for Oracle’s data center buildout, it’s not the only risk. Payments on both Oracle’s bonds and its data center leases will occur on a fixed timeline. Anything that slows the buildout threatens Oracle — money will be flowing out on schedule, but if the build doesn’t happen on time, there may not be enough money flowing in. There are a lot of things that could potentially slow Oracle’s mad dash to build data centers: increasing objections from communities near data centers, supply chain risks from Trump’s war on Iran, and energy risks for the same. What’s more, Oracle has data centers in the now-destabilized Middle East, which could lead to surprise costs that have nothing to do with OpenAI, but nonetheless make it harder for Oracle to pay its bills. Increasingly, communities are objecting to the mad rush to build AI data centers, so much so that11 states are considering moratoriums. In the case of one of Oracle’s attempted data centers in Doña Ana County, New Mexico, the attempt to quickly build a data center bybuttering up local officials— without even really consulting the community the facility would be built in — is nowfacing several lawsuitsfrom a local environmental group. The data center, dubbed Project Jupiter, would emit more greenhouse gases than the state’s two largest cities, Albuquerque and Las Cruces, combined. The state’s land commissionerhas rejected an application for a segment of gas pipeline to powerthe data center. Though construction has already started, it’s still awaiting two air quality permits — and the decision, with an original deadline of April 22nd, has beendelayed several monthsto allow for a public hearing as opposition to the data center has mounted. Another Oracle-OpenAI data center, in Port Washington, Wisconsin, has similarly drawnpushback from locals. Several protesters were arrested at a city council meeting in December, and one was dragged out for chanting “Recall” at the mayor. Construction on this data center is also underway. Among the people who oppose the data center is thecomedian Charlie Berens, who has 3 million subscribers to his YouTube channel of mostly Midwestern humor. This data center project alsofaces lawsuitsfrom locals, includinga challenge to tax incentives for the projectworth nearly half a billion dollars. An investigation is now taking place about whether meetings that pushed the data center development forwardviolated open records laws; Port Washington has also been accused ofnot turning over public records in response to a request. The construction itself, going around the clock to avoid delays,has also irritated neighbors;new rules limit construction time. There are signs that the OpenAI and Oracle alliance could be getting shaky There are other signs that the OpenAI alliance may be shaky.OpenAI declined to expand the Abilene, Texas, data centerit partners with Oracle on, possiblybecause it doesn’t have the newest clusters of Nvidia chips. It wasn’t just OpenAI who didn’t want to work with Oracle on this; lenders didn’t want to finance an expansion with Oracle as the tenant, according toThe Wall Street Journal.Banks havereportedly grown wary of Oracle debtas private credit investors havegotten anxious about their funds. Should Oracle require more money, it may be harder to find. And now that Ellison’s pal Donald Trump has started a war in Iran with no end in sight, new risks are stacking up for data centers broadly — including Oracle’s. The New York Fed has said thatsupply chains are facing mounting pressure. In particular, Iran’s blockade on the Strait of Hormuz isa threat to the global helium supply; helium is used inmanufacturing semiconductors, and there isnothing that can replace it. There is alsoan aluminum crisis; the material is used in data center server racks and cooling units.Data centers had already driven up the price of aluminum, while also making it more difficult to manufacture aluminum in the US by increasing energy prices. Speaking of energy prices, there is one more obvious problem that has been created by the Iran war: more expensive energy. Infrastructure damage from the war, along with the closure of the Strait of Hormuz, has sent prices upwithout spurring new drilling. That may mean increases in the price of other kinds of energy as people seek out alternatives. Expensive energy could turbocharge objections to data center buildouts, as well as making those builds more pricey. It may also force purveyors of compute to raise their prices, which could make AI even more expensive than it already is. On top of all of that, Oracle’s existing data centers are also in greater jeopardy than before Trump went to war. A Dubai data centerhas been hit by debrisalready. Iran claims to be proactively targeting data centers from US companies, including Oracle, and has struck several Amazon facilities. Should Iran take out more Oracle hubs, the company may be forced to rebuild those at the same time as it attempts to build its AI centers — leading to a cash crunch. It may also limit revenue. An increase in the cost of construction and energy, a decrease in revenue, or both could make it much harder for Oracle to meet its lease and debt obligations, which are fixed. Repayment of the $43 billion Oracle raised in fiscal 2026 is split up over a series of years, starting in 2029 and ending in 2066, with a total effective interest rate of 4.9 percent. Now, on top of everything else, there’s the war in Iran In the next five years, Oracle will have to repay the $9.5 billion it borrowed in fixed-rate notes, plus another $500 million in floating-rate notes, plus interest. This suggests an aggressive view of what the company can accomplish in five years, since we know Oracle isn’t making enough cash right now to cover its operating expensesandcapital expenditures. To turn that around, Oracle has to build data centers, fast, to turn its theoretical future revenue into actual money. The bond market has reflected uncertainty about Oracle’s plans. In December, Oracle’s investment-grade notes were trading like junk bonds, becauseinvestors feared data centers would be delayed, according toBloomberg. Also in December, Oracle’s credit default swaps (CDS) — a kind of insurance in the case of a default —got expensive. But by February, investors werefeeling betterafter newly announced financing plans suggested that Oracle would avoid having its credit downgraded. After Oracle’s strong earnings were announced in March, the five-year CDS got cheaper — then, later that month,hit an all-time high, suggesting investors were nervous again. “Oracle’s CDS has become the credit market’s proxy for AI risk,” John Lloyd, global head of multisector credit and a portfolio manager at Janus Henderson Investors, toldBloomberg. In April, another$14 billion of bonds for an Oracle data center were issuedin a special purpose vehicle, keepingthe debt off Oracle’s balance sheet. Investors have reason to be nervous. More than half of the data centers scheduled to be built this yearmay be delayed by equipment shortages— or even canceled. While some builders — like Oracle’s partner Crusoe — are refurbishing old transformers or relying on other strategies, uncertainty around the AI buildout has been rising. It’s not all bad news for Oracle. For instance, ByteDance has been renting chips from Oracle to circumvent export prohibitions of Nvidia’s most advanced chips. According toThe Information,ByteDance has become one of Oracle’s largest cloud customers. Oracle also has a$2 billion stake in TikTok’s newly spun-off US operationsand hosts all of the company’s user data. What’s more,SemiAnalysishas suggested that in addition to deals in Northern Virginia, ByteDance is a major customer of Oracle’s in Southeast Asia. As ByteDance is planning to grow in Southeast Asia, Europe, and Latin America, Oracle will benefit, according toSemiAnalysis. “The scale of the Oracle and Bytedance partnership remains under the radar,”SemiAnalysisnoted, rating Oracle’s GPU service as Gold onits most recent ranking chart. Oracle had strong results in its most recent earnings, too. The company did better than expected at keeping its costs low. It also showed strong growth in its cloud infrastructure business, and 90 percent of its database projects were on or ahead of schedule. “A strong record of on-time delivery is evidence of solid execution,”wrote Luke Yang, an analyst with the financial firm Morningstar. Still, Yang said that there was a lot of uncertainty around Oracle, since the AI landscape changes quickly. But more significant than the bare-metal business may be Ellison’s vision of private AI, deployed within databases Oracle already runs. Sure, Oracle has talked about efficiencies from using AI coding tools. That’s not really the big play, though. Oracle already has sensitive data for a number of businesses, including healthcare records. Having an AI software stack means being able to deploy AI agents into that data to better organize it — with fewer concerns about leakage than there would be with general-purpose third-party LLMs. “Training AI models on public data is the largest, fastest-growing business in history,” Ellison saidin December, on an earnings call. “AI models reasoning on private data will be an even larger and more valuable business. Oracle databases contain most of the world’s high-value private data.” “Training AI models on public data is the largest, fastest-growing business in history.” There’s reason to believe that training is no longer going to be the same kind of growth industry for AI bare-metal providers; inference will be. After all, one line of thinking goes, the big LLMs have already scraped everything available on the web. But that doesn’t really matter for the application of AI to businesses — inference is what they’d want anyway. Maybe they don’t have everything a business might need yet, says Patience, the analyst with Futurum. But it’s clearly where Ellison is heading. “I don’t think he’s early this time,” Patience said, suggesting this moment was unlike the network phone. “A lot of people would have to be completely wrong, so he’s more protected.” Oracle is also a go-to vendor for the Trump administration, Patience points out. Oracle has, for instance, justwon a contract with the Centers for Medicare and Medicaid Servicesto modernize the agency’s data. It also justwon a similar contract with the Air Force. And now US government customers can use a number of Oracle services,including its generative AI. This has, perhaps understandably,freaked people out. Oracle has a history of unauthorized data collection — in 2024,it settled a class-action lawsuitclaiming that the company illegally compiled “digital dossiers” including where people browsed online, bought gas, banked, and ate, and sold the information to marketers. The same year, Ellison alsosuggested, in an analyst meeting, that AI and surveillance will make sure that “citizens will be on their best behaviorbecause we’re constantly recording everything that’s going on.” He described a world in which police officers, wearing Oracle body cams, tell their cameras they need two minutes to go to the bathroom. “We’ll turn it off,” Ellison says. “The truth is, we don’t really turn it off. What we do is, we record it so no one can see it. No one can get into that recording without a court order.” And an AI is always watching, Ellison says. “These are the kind of next-generation systems we can build using AI.” And of course, databases are central to the vision. “We need to unify all the national data, put it into a database where it’s easily consumable by the AI model, and then ask whatever question you like,” Ellison said inanother speech at the World Governments Summit. “Right now, countries’ data is fragmented.” Ellison’s prophecy is, effectively, government by database. AI tools and government contracts may make it competitive with Palantir, the current AI standard-bearer in assembling government dataso the secret police can stalk their victims. This vision is, obviously, bad news for democracy, but it’s great news for Oracle! I find myself curious about whether the company will simply use its private enterprise data to help add, hmmm,efficienciesto its government efforts, making it easier for surveillance-minded authoritarians to track citizens. Oracle has been wooing authoritarian governments, includingChina, and has suggested that “pretty much every governmentis going to want a sovereign cloud and a dedicated region for that government.” And because Oracle is so boring, most people may not even recognize it as a threat. Oh, and there’s one more thing. Besides the risk of Oracle snooping into your business, there’s also the possibility of regulatory capture — that is, because Ellison is so tight with the Trumps, what remains of the government watchdogs won’t stop it. That means there’s no one to prevent Oracle doing assorted dirty deeds — but presumably not dirt cheap. This may create some downside risk if, say, Democrats ever win back power, but perhaps Ellison is betting that if he deploys his technology correctly, that simply won’t happen. Which brings me, finally, to Oracle’s core competency: lock-in. A lot of companies remain on Oracle databases because it is difficult and expensive to relocate. If Oracle’s inference is good enough, the company basically becomes Hotel California for anyone who’s put data there — because to leave is to leave the inference behind. There’s bad news for democracy here, but good news for Oracle Despite some fairly serious risks to Oracle — largely from its OpenAI deal, and to a lesser extent from the war in Iran — the company may be positioned to succeed. The degree to which you have faith in Ellison’s vision is also the degree to which that vision is disquieting. Oracle’s AI buildout doesn’t necessarily make a lot of financial sense; Ellison may royally piss off his shareholders by the time this is all through. But making financial sense has never been Ellison’s strong point. And besides, what’s he going to do, letMicrosoftbeat him to the hot new technology? In Oracle’s most recent earnings, the AI buildout shows up on the balance sheet as capital expenditures. Its most recent earnings were for the third quarter of fiscal 2026, which ended in February. Oracle spent $39 billion on capital expenditures, more than three times as much as in the previous fiscal year. As a result, the company now has negative free cash flow. Oracle also told investors that it expected to spend a total of $50 billion in capital expenditures in 2026, and that it was forecasting $67 billion in revenue. In fiscal 2027, Oracle expects $90 billion in revenue. The company did not say how much it forecast in capital expenditures. Morgan Stanley analysts suggest Oracle will need “$100 billion or more for 2027 and the first half of 2028,”according toThe Wall Street Journal. “Oracle is about execution right now,” says Luria. “The number one thing is the ability to build data centers and deploy capital to create data centers.” The thing to watch for is whether Oracle can get financing. But even if everything goes smoothly on the building front, Ellison still has to deal with Sam Altman. If OpenAI’s chaos gets too out of hand, it may suck in Oracle, too. What happens to Oracle if OpenAI shits the bed? One possibility is that it sacrifices its software stock premium and gets priced like a utility, which is effectively what the bare-metal business is. Like the telecoms from the ’90s internet boom, it (and its bellwether status) fades in significance as the AI-native companies that survive an AI bubble bursting eventually emerge from the wreckage to reshape our society however that may go. It’s not impossible that the company goes bankrupt, if enough things go wrong at the same time. Because for Oracle to be the dastardly surveillance company of Larry Ellison’s dreams, it has to nail the timing. And that’s never been his strong suit. A free daily digest of the news that matters most. This is the title for the native ad
📰 Tarantini Time Quotidiano📅 2026-04-29📍 TarantoitAria · inquinamentoSalute · ambiente
Emissioni nel porto di Taranto, Iaia plaude all’iniziativa della Guardia Costiera Tarantini Time Quotidiano
Il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, segretario della commissione parlamentare Ecomafie, esprime apprezzamento per le nuove misure adottate dalla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto per il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili provenienti dalle navi cisterna operative nello scalo jonico.
“Questa iniziativa, fondamentale per il nostro territorio, si propone di migliorare il sistema di controllo delle emissioni in un porto caratterizzato da un’intensa attività di movimentazione di idrocarburi. La sicurezza e la tutela dell’ambiente rappresentano priorità imprescindibili, e le misure adottate dalla Guardia Costiera mostrano un impegno concreto in questa direzione”.
Nel suo intervento, Iaia sottolinea l’importanza delle attività di prevenzione e monitoraggio avviate nel porto di Taranto, evidenziando il ruolo delle istituzioni nella tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
“Congratulandomi con la Guardia Costiera di Taranto, voglio sottolineare l’importanza di queste misure per il nostro ambiente e per la salute dei cittadini. È fondamentale che le istituzioni lavorino insieme per garantire un porto sicuro e rispettoso delle norme ambientali. La vigilanza continua e la tracciabilità delle operazioni sono elementi chiave per la salvaguardia del territorio”.
Il deputato manifesta inoltre sostegno per le future attività di controllo che saranno portate avanti dalla Guardia Costiera, finalizzate alla verifica del rispetto delle nuove prescrizioni da parte degli operatori portuali.
“Queste azioni rappresentano un passo significativo verso un modello di sviluppo portuale più sostenibile, metendo al primo posto la sicurezza marittima e la protezione della comunità”.
In conclusione, Iaia ribadisce l’impegno di Fratelli d’Italia nel sostenere iniziative legate alla sostenibilità ambientale e alla crescita responsabile del territorio.
“Solo attraverso la collaborazione tra istituzioni e cittadini si possa costruire un futuro migliore per tutti”.
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📰 Tarantini Time Quotidiano📅 2026-04-29📍 TarantoitAria · inquinamentoSalute · ambiente
Porto di Taranto, nuove misure contro emissioni odorigene e vapori delle navi cisterna Tarantini Time Quotidiano
Nuove disposizioni per limitare emissioni odorigene e composti organici volatili nel porto di Taranto. La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera ha definito un nuovo percorso regolamentare destinato alle navi cisterna impegnate nel trasporto di idrocarburi e operative tra rada, approdi petroliferi e aree commerciali dello scalo.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rafforzare il sistema di prevenzione e controllo ambientale in un’area caratterizzata da intense attività petrolifere, soprattutto in vista della stagione estiva, quando l’aumento delle temperature può favorire la diffusione di fenomeni odorigeni.
Il provvedimento è stato sviluppato in collaborazione con Arpa Puglia, il consulente chimico del porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ed Eni.
Le nuove regole prevedono misure specifiche per il contenimento dei vapori di carico, dei gas e delle sostanze odorigene provenienti dalle navi cisterna, anche durante le soste in rada e le operazioni di ormeggio.
Tra gli obblighi introdotti, il mantenimento in piena efficienza dei sistemi di bordo dedicati al controllo delle emissioni e il monitoraggio costante della pressione delle cisterne e, quando necessario, della temperatura del carico. I dati raccolti dovranno essere registrati per consentire eventuali verifiche successive e garantire la tracciabilità delle operazioni.
“L’obiettivo — evidenzia la Guardia Costiera di Taranto — è rafforzare il sistema di prevenzione e controllo nell’ambito delle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare, verificabili e coerenti con gli standard internazionali. Si tratta di un intervento volto a prevenire i fenomeni odorigeni, gestire tempestivamente eventuali anomalie e garantire il giusto equilibrio tra operatività del porto, sicurezza marittima e tutela della collettività”.
La Guardia Costiera ha inoltre annunciato che proseguiranno le attività di monitoraggio e verifica sul rispetto delle nuove prescrizioni da parte delle navi e degli operatori coinvolti, con eventuali ulteriori interventi a tutela dell’ambiente e della sicurezza portuale.
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Emissioni odorigene e dei VOC da navi cisterna: nuove misure della Guardia Costiera di Taranto Cronache Tarantine
Emissioni odorigene e dei VOC da navi cisterna: nuove misure della Guardia Costiera di Taranto
La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha concluso un’importante iniziativa regolamentare per rafforzare la prevenzione e il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili -VOC-provenienti dalle navi cisterna che trasportano idrocarburi e che sostano in rada, operano presso gli approdi petroliferi o effettuano operazioni commerciali nel porto di Taranto.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di rendere ancora più efficace il sistema di controllo e prevenzione in un porto caratterizzato da rilevanti attività di movimentazione di idrocarburi, che richiedono elevati standard di sicurezza, attenzione ambientale e coordinamento operativo.
Il nuovo percorso regolamentare è stato sviluppato dalla Capitaneria di Porto in sinergia con ARPA Puglia, il Consulente Chimico del Porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e ENI S.p.A., con l’obiettivo di individuare misure condivise per ridurre il rischio di fenomeni odorigeni, soprattutto in vista della stagione estiva, quando l’aumento delle temperature può favorirne la manifestazione.
La nuova disciplina introduce specifiche misure per prevenire e contenere il rilascio in atmosfera di vapori di carico, gas e sostanze odorigene provenienti dalle navi cisterna. Tali misure sono complementari a quelle già previste durante le operazioni di movimentazione degli idrocarburi e si applicano anche durante la sosta in rada, l’ormeggio agli approdi petroliferi e le attività commerciali in porto.
In particolare, le navi cisterna dovranno mantenere efficienti i sistemi di bordo utili al controllo delle emissioni e assicurare un attento monitoraggio della pressione delle cisterne e, ove necessario, della temperatura del carico. I dati rilevati dovranno essere registrati, così da consentire eventuali verifiche successive e garantire la tracciabilità delle attività svolte e dovranno essere adottate tempestivamente le misure correttive previste dalle procedure di bordo, fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
“L’obiettivo -evidenzia la Guardia Costiera di Taranto- è rafforzare il sistema di prevenzione e controllo nell’ambito delle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare, verificabili e coerenti con gli standard internazionali. Si tratta di un intervento volto a prevenire i fenomeni odorigeni, gestire tempestivamente eventuali anomalie e garantire il giusto equilibrio tra operatività del porto, sicurezza marittima e tutela della collettività”.
L’attività della Guardia Costiera proseguirà con il monitoraggio dell’applicazione delle nuove misure, la verifica del rispetto degli obblighi da parte delle navi e degli operatori interessati e, ove necessario, l’adozione di ulteriori provvedimenti a tutela della sicurezza e dell’ambiente.
Con tale intervento, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto conferma il proprio impegno quotidiano per un modello di sviluppo portuale sicuro, responsabile e sostenibile, fondato sulla prevenzione, sulla collaborazione tra istituzioni e operatori e sulla costante attenzione verso il territorio e la popolazione.
Meno emissioni e odori dalle navi cisterna a Taranto Shipping Italy
Nuovo regolamento a Taranto per rafforzare le misure di prevenzione e contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili — Voc — provenienti dalle navi cisterna trasportanti idrocarburi che sostano in rada, operano presso gli approdi petroliferi o sono impegnate in operazioni commerciali nel porto
L’iniziativa della locale Capitaneria di Porto nasce dall’esigenza di consolidare, in ambito portuale, un sistema di prevenzione sempre più efficace, capace di coniugare la sicurezza della navigazione, la sicurezza delle operazioni portuali e la tutela dell’ambiente e della collettività. Il porto di Taranto, infatti, è caratterizzato dalla presenza di rilevanti infrastrutture dedicate alla movimentazione di idrocarburi, attività che richiedono elevati standard di controllo tecnico-operativo.
“In tale contesto, la Capitaneria di Porto ha promosso un percorso tecnico condiviso, in piena sinergia con Arpa Puglia, il Consulente Chimico del Porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e la società Eni S.p.A. Il confronto ha consentito di approfondire i profili normativi, operativi e ambientali della nuova disciplina, con l’obiettivo comune di adottare procedure idonee a mitigare il rischio di insorgenza dei cosiddetti ‘fenomeni odorigeni’, soprattutto in vista della stagione estiva, quando l’innalzamento delle temperature può favorirne la manifestazione” ha spiegato una nota della Capitaneria.
Introdotte quindi specifiche misure per la prevenzione e il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili da navi ci-sterna complementari rispetto a quelle già esistenti e valide durante l’effettuazione delle operazioni di movimentazione degli idrocarburi. La nuova disciplina regolamenta in modo puntuale le condotte operative da adottare durante la sosta in rada, l’ormeggio presso gli approdi petroliferi e lo svolgimento delle operazioni commerciali, prevedendo il divieto di rilascio in atmosfera di vapori di carico, Voc o altre emissioni gassose suscettibili di arrecare molestie olfattive, salvo i casi strettamente necessari per la sicurezza della nave, del carico e degli impianti.
Tra le principali misure introdotte vi è l’obbligo, per le navi cisterna, di mantenere efficienti e correttamente operativi il sistema di inert gas, il sistema di venting, le pressure/vacuum valves e ogni eventuale dispositivo di controllo o riduzione delle emissioni odorigene e Voc. Particolare attenzione è inoltre dedicata al monitoraggio della pressione delle cisterne e, ove rilevante, della temperatura del carico, con registrazioni periodiche utili a consentire successive verifiche e a garantire la piena tracciabilità dei parametri di bordo.
La nuova disciplina prevede anche un sistema progressivo di controllo: in caso di incremento anomalo della pressione e conseguente rischio di rilascio in atmosfera di gas, il monitoraggio dovrà essere intensificato e dovranno essere tempestivamente adottate le misure correttive previste dalle procedure di bordo secondo un sistema flessibile, tracciabile ed utile allo scopo di ripristinare le condizioni si sicurezza.
“Con questa iniziativa — ha evidenziato la Guardia Costiera di Taranto — si rafforza ulteriormente il sistema di controllo e prevenzione nell’ambito delle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare, verificabili e coerenti con gli standard internazionali. L’obiettivo è prevenire il verificarsi di fenomeni odorigeni, assicurare una tempestiva gestione delle anomalie e garantire il giusto equilibrio tra le esigenze operative del porto, la sicurezza delle attività marittime e la tutela della collettività”.
L’attività della Guardia Costiera di Taranto proseguirà attraverso il monitoraggio dell’applicazione delle nuove misure, la verifica del rispetto degli obblighi da parte delle navi e degli operatori interessati e l’adozione, ove necessario, di prescrizioni integrative, sospensioni operative o ulteriori provvedimenti a tutela della sicurezza e dell’ambiente.
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Porto di Taranto, nuove misure per la prevenzione delle emissioni odorigene TarantoToday
TARANTO - La nuova disciplina introduce specifiche misure per prevenire e contenere il rilascio in atmosfera di vapori di carico, gas e sostanze odorigene provenienti dalle navi cisterna. La Guardia Costiera di Taranto promuove nuove misure per la prevenzione delle emissioni odorigene e dei VOC (Composti Organici Volatili) da navi cisterna.
La Capitaneria di Porto ha concluso un’importante iniziativa regolamentare per rafforzare la prevenzione e il contenimento delle emissioni odorigene e dei composti organici volatili - VOC - provenienti dalle navi cisterna che trasportano idrocarburi e che sostano in rada, operano presso gli approdi petroliferi o effettuano operazioni commerciali nel porto di Taranto.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di rendere ancora più efficace il sistema di controllo e prevenzione in un porto caratterizzato da rilevanti attività di movimentazione di idrocarburi, che richiedono elevati standard di sicurezza, attenzione ambientale e coordinamento operativo.
Il nuovo percorso regolamentare è stato sviluppato dalla Capitaneria di Porto in sinergia con ARPA Puglia, il Consulente Chimico del Porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e ENI S.p.A., con l’obiettivo di individuare misure condivise per ridurre il rischio di fenomeni odorigeni, soprattutto in vista della stagione estiva, quando l’aumento delle temperature può favorirne la manifestazione.
La nuova disciplina introduce specifiche misure per prevenire e contenere il rilascio in atmosfera di vapori di carico, gas e sostanze odorigene provenienti dalle navi cisterna. Tali misure sono complementari a quelle già previste durante le operazioni di movimentazione degli idro-carburi e si applicano anche durante la sosta in rada, l’ormeggio agli approdi petroliferi e le attività commerciali in porto.
In particolare, le navi cisterna dovranno mantenere efficienti i sistemi di bordo utili al controllo delle emissioni e assicurare un attento monitoraggio della pressione delle cisterne e, ove necessario, della temperatura del carico. I dati rilevati dovranno essere registrati, così da consentire eventuali verifiche successive e garantire la tracciabilità delle attività svolte e dovranno essere adottate tempestivamente le misure correttive previste dalle procedure di bordo, fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
“L’obiettivo è rafforzare il sistema di prevenzione e controllo nell’ambito delle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare, verificabili e coerenti con gli standard internazionali. Si tratta di un intervento volto a prevenire i fenomeni odorigeni, gestire tempestivamente eventuali anomalie e garantire il giusto equilibrio tra operatività del porto, sicurezza marittima e tutela della collettività” evidenzia la Guardia Costiera di Taranto.
L’attività della Guardia Costiera proseguirà con il monitoraggio dell’applicazione delle nuove misure, la verifica del rispetto degli obblighi da parte delle navi e degli operatori interessati e, ove necessario, l’adozione di ulteriori provvedimenti a tutela della sicurezza e dell’ambiente.
“Con tale intervento, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto conferma il proprio impegno quotidiano per un modello di sviluppo portuale sicuro, responsabile e sostenibile, fon-dato sulla prevenzione, sulla collaborazione tra istituzioni e operatori e sulla costante attenzione verso il territorio e la popolazione”.
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Porto di Taranto: nuove regole per limitare emissioni odorigene e composti organici volatili dalle navi cisterna Quotidiano Di Puglia
La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha introdotto un nuovo protocollo operativo per contenere e prevenire le emissioni odorigene e i composti organici volatili (VOC) prodotti...
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La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha introdotto un nuovo protocollo operativo per contenere e prevenire le emissioni odorigene e i composti organici volatili (VOC) prodotti dalle navi cisterna nel porto cittadino.
Il provvedimento e le collaborazioni
Il provvedimento è stato realizzato in collaborazione con Arpa Puglia, Autorità Portuale, tecnici specializzati ed Eni. L’obiettivo è quello di rafforzare i controlli in uno scalo caratterizzato da un'intensa movimentazione di idrocarburi, con particolare attenzione al periodo estivo, quando l’innalzamento delle temperature accentua il rischio di emissioni e molestie olfattive.
Le nuove regole per le navi cisterna
Le nuove disposizioni impongono alle navi l’obbligo di mantenere efficienti i sistemi di controllo delle emissioni, oltre a monitorare costantemente pressione e temperatura del carico. Tutti i dati rilevati dovranno essere registrati ed essere disponibili per eventuali verifiche da parte delle autorità competenti. In caso di anomalie, sono previste misure correttive tempestive.
Tutela ambientale e controlli
Lo scopo delle nuove norme è garantire una protezione ambientale rafforzata e maggiore sicurezza per operatori e cittadini, assicurando al contempo la piena operatività del porto. La Guardia Costiera continuerà ad effettuare monitoraggi costanti per verificare il rispetto delle disposizioni introdotte.
📰 Quotidiano Di Puglia📅 2026-04-29📍 TarantoitAria · inquinamentoSalute · ambiente
Porto di Taranto: regole più severe per ridurre emissioni nocive e odori dalle navi cisterna Quotidiano Di Puglia
La Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto ha introdotto un nuovo protocollo operativo per contenere e prevenire le emissioni odorigene e i composti organici volatili (VOC) prodotti dalle navi cisterna nel porto cittadino.
Il provvedimento e le collaborazioni
Il provvedimento è stato realizzato in collaborazione con Arpa Puglia, Autorità Portuale, tecnici specializzati ed Eni. L’obiettivo è quello di rafforzare i controlli in uno scalo caratterizzato da un'intensa movimentazione di idrocarburi, con particolare attenzione al periodo estivo, quando l’innalzamento delle temperature accentua il rischio di emissioni e molestie olfattive.
Le nuove regole per le navi cisterna
Le nuove disposizioni impongono alle navi l’obbligo di mantenere efficienti i sistemi di controllo delle emissioni, oltre a monitorare costantemente pressione e temperatura del carico.
Tutela ambientale e controlli
Tutti i dati rilevati dovranno essere registrati ed essere disponibili per eventuali verifiche da parte delle autorità competenti. In caso di anomalie, sono previste misure correttive tempestive.
Lo scopo delle nuove norme è garantire una protezione ambientale rafforzata e maggiore sicurezza per operatori e cittadini, assicurando al contempo la piena operatività del porto. La Guardia Costiera continuerà ad effettuare monitoraggi costanti per verificare il rispetto delle disposizioni introdotte.
Puzza dalle petroliere, nuove regole nel porto e controlli più stringenti Buonasera24
TARANTO - Rafforzare la prevenzione ambientale e contenere le emissioni odorigene provenienti dalle navi cisterna. È questo l’obiettivo della nuova iniziativa regolamentare messa a punto dalla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto, che introduce disposizioni più stringenti per le unità impegnate nel trasporto di idrocarburi.
Il provvedimento riguarda le petroliere che sostano in rada, operano agli approdi petroliferi o svolgono attività commerciali all’interno dello scalo ionico, un contesto caratterizzato da un’intensa movimentazione di prodotti energetici e che richiede elevati standard di sicurezza e tutela ambientale.
Il percorso normativo è stato definito attraverso un lavoro congiunto che ha coinvolto ARPA Puglia, il Consulente Chimico del Porto, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ed Eni, con l’intento di individuare soluzioni condivise per ridurre il rischio di fenomeni odorigeni, soprattutto in vista dei mesi estivi quando l’aumento delle temperature può accentuarne la diffusione.
Le nuove disposizioni introducono una serie di obblighi operativi per limitare il rilascio in atmosfera di vapori, gas e composti organici volatili, estendendo i controlli non solo alle fasi di carico e scarico, ma anche ai periodi di sosta e ormeggio.
Tra le principali misure previste, le navi dovranno garantire il pieno funzionamento dei sistemi di bordo dedicati al contenimento delle emissioni, effettuare un monitoraggio costante della pressione delle cisterne e, quando necessario, della temperatura del carico. I dati raccolti dovranno essere registrati per consentire verifiche successive e assicurare la tracciabilità delle operazioni. In presenza di anomalie, sarà obbligatorio intervenire tempestivamente con le procedure correttive previste.
“L’obiettivo è rafforzare il sistema di prevenzione e controllo nelle operazioni petrolifere portuali, attraverso misure chiare e verificabili”, sottolinea la Guardia Costiera, evidenziando la volontà di garantire un equilibrio tra attività portuali, sicurezza e tutela della collettività. “Si tratta di prevenire i fenomeni odorigeni e gestire rapidamente eventuali criticità”, viene precisato.
L’attività della Capitaneria non si esaurirà con l’introduzione delle nuove regole. Sono previsti controlli costanti per verificare il rispetto delle disposizioni da parte degli operatori e delle navi, con la possibilità di adottare ulteriori interventi qualora necessario.
Con questa iniziativa, la Guardia Costiera ribadisce il proprio impegno verso un modello di sviluppo portuale orientato alla sicurezza, alla sostenibilità e alla collaborazione tra istituzioni e operatori, con particolare attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica.
Taranto, Capitaneria: stop alla dispersione di gas nel porto. È la prima volta in Italia Telenorba
L’ordinanza potrebbe diventare un modello da seguire anche in altri porti italiani
Stop alle emissioni odorigene, alla dispersione di gas o di vapori potenzialmente pericolosi nel porto di Taranto. Nuova ordinanza della Capitaneria di Porto per le navi cisterna che trasportano idrocarburi, petrolio o che siano impegnate in attività commerciali e che sostano nella rada tarantina. Per la prima volta in Italia vengono disposte regole così stringenti, dal divieto di rilascio in atmosfera di vapori o gas fino al monitoraggio della pressione delle cisterne e della temperatura del carico. Ci sarà l’obbligo poi di effettuare registrazioni periodiche per consentire verifiche e piena tracciabilità in futuro. In caso di emergenza e di apertura delle valvole di sicurezza le navi dovranno lasciare la rada e allontanarsi per almeno 12 miglia. L’iniziativa è svolta in sinergia con ARPA Puglia e con il Consulente Chimico del Porto e, ancora, con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e l’ENI. L’ordinanza potrebbe diventare un modello da seguire anche in altri porti italiani: “E’ un regolamento innovativo, unico nel suo genere – commenta il Comandante della Capitaneria di Porto di Taranto, Leonardo Deri – non ci sono in altre città ordinanze così rigide e così puntuali”.