Aria, clima, elettrificazione, acque e biodiversità. 632 articoli raccolti da fonti istituzionali e specializzate, classificati per area ambientale e linkati al porto di riferimento.
Ammontano a oltre 340 milioni di euro gli investimenti per il turismo via mare nei porti adriatici previsti nel 2026, di cui 252 in Italia e circa 90 nei paesi sulla sponda balcanica. (ANSA)
Senza politica industriale non c’è transizione del lavoro Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Abbiamo visto ieri, Primo Maggio, i sindacati confederali a Porto Marghera, con la tradizionale manifestazione nazionale con l’intervento dei massimi leaderdiCgil, Cisl e Uil. Margheraè un luogo cruciale dello sviluppo industriale e portuale italiano, a partire dalla sua fondazione nel 1917 e la nascita di uno smisurato polo chimico diventa anche un epicentro delconflitto tra lavoro, salute e ambientenel capitalismo contemporaneo. Un conflitto che divide la stessa comunità operaia. Anche di questo Marghera è un esempio storico importante, soprattutto tra gli anni Ottanta e il primo decennio di questo secolo, quando una frattura radicale contrappone, attorno alle sorti delpetrolchimico, lavoratori eforze sindacaliepolitiche agli ambientalistie asparute componenti operaie. Uno scontro che si conclude con un referendum comunale (a cui partecipa l’intera cittadinanza di Venezia) che boccia losviluppo del ciclo del cloro(con la conseguente chiusura di interi settori del petrolchimico). Si tentano anche vie negoziali a un modello diverso, ma si giunge solo a effimeri accordi, con aziende mai inclini a rispettarli e senza una regia politica e istituzionale (in particolare da parte dello Stato, unica entità in grado di governare una simile transizione). Così, la forza dell’ambientalismo e di un’opinione pubblica determinata a non lasciarsi più inquinare o avvelenare riesce a bloccare il vecchio modello, che peraltro perde via via capacità occupazionale, ma non è in grado di imporre una transizione autentica. Porto Marghera è oggi una zona industriale con grandi spazi bradi e inquinati,senza nessun piano di rigenerazione. L’assenza di una vera politica industriale, che affligge l’Italia da decenni, produce pure quest’abbandono di territori a lungo sfruttati e avvelenati, nella più cinica e disinvolta tradizione del capitalismo assecondata dal governo politico. La “situazione Marghera” descrive esattamente lo stato attuale del rapporto tra lavoro e ambiente e salute. O meglio, tra capitale e lavoro/ambiente/salute, poiché la vera dicotomia, il vero conflitto irriducibile, è descrivibile piuttosto in questi termini. In genere, si parla infatti più di conflitto tra lavoro, da una parte, e ambiente e salute dall’altra. Ma il lavoro vivo, il lavoro umano, è in realtà parte dell’ambiente, perché i corpi che vi sono coinvolti, la cui salute è direttamente colpita, sono elementi naturali quanto l’aria, l’acqua, la terra, e subiscono la stessa nocività. Il conflitto reale è tra ilmodo di produzione capitalistico e la natura umana, parte inestricabile della natura tutta, come insegnano l’ecologismo più consapevole e l’ecofemminismo, ma anche l’esperienza storica di luoghi come Marghera e innumerevoli altri nel mondo. Che si tratti dilavoratori esposti all’amianto o alle polveri(o anche “solo” alla fatica) o di abitanti che bevono acqua contaminata (da Pfas, ad esempio) o di un intero territorio pervaso dalle polveri sottili o cementificato o dissestato o, in molti modi, impoverito di biodiversità, si tratta sempre di un conflitto tra modo di produzione (o di consumo, di mobilità, di sviluppo urbano coerente con quello) e ambiente (che integra il lavoro umano e la vita umana e la sua salute). Il primo passo verso una riformulazione del tema, forse anche verso un nuovo soggetto capace di affrontarlo in modo organizzato, sui territori e sul piano globale, consiste proprio in questa diversa e più vasta e radicale dicotomia, in cui il lavoro sta dal lato della parte lesa e della sua in-sofferenza, dalla quale può derivare una nuova fase di conflitti. Una nuova“agency” dell’insubordinazionealla nocività nei residui luoghi di maggiore concentrazione o nei luoghi dispersi del lavoro decentrato come nelle solitudini del lavoro atomizzato. Unanocività fisico-chimica, che colpisce il corpo della terra e dei suoi elementi come il corpo umano, e unanocività psichica(da alienazione o depressione o da ecoansia) che, attraverso il nostro organismo, permea comunque il nostro ambiente e l’esperienza che ne facciamo. La sofferenza inferta è una, e tale può e dev’essere la rivolta. Non è sempre facile oggi, nella frantumazione di classe e nella parcellizzazione e nelle turbolenze delle soggettività, ma quella che si annuncia può essere la rivolta più profonda ed estesa che abbia mai attraversato il pianeta e la storia. Oggi sappiamo che la crisi ambientale esiste e che riguarda tutti noi. Se la transizione ecologica è entrata a far parte dell’agenda politica, da più parti si lamenta la lentezza con cui governi e istituzioni sovranazionali adottano misure concrete per fronteggiare l’allarme clima. La scienza, da parte sua, preannunciava già dalla metà del secolo scorso i possibili scenari futuri. Accanto a quella climatica, già nel 1972 si parlava di crisi alimentare, di inquinamento e di risorse non rinnovabili. Ma in quale preciso momento e soprattutto in che modo nel corso della seconda metà del Novecento è affiorata – nella comunità scientifica, nei movimenti d’opinione, nel dibattito pubblico – la questione ecologica? Quando ci siamo accorti che le risorse erano finite?Quando abbiamo capito – anche a fronte di disastri ambientali e catastrofi industriali che hanno prodotto traumi collettivi – che il nostro è un ecosistema fragile e che dalla sua salute dipende il benessere di tutti noi? Vai alla pagina
Nove località venete unite contro la plastica Chioggia Notizie
VENEZIA - Un intero fine settimana dedicato alla tutela dell’ambiente costiero, con centinaia di volontari impegnati lungo tutto il litorale veneto per rimuovere plastica e rifiuti dalle spiagge. È questo lo spirito del “Weekend del Mare 2026”, l’iniziativa promossa da Plastic Free Onlus, realtà di volontariato attiva dal 2019 nella lotta all’inquinamento da plastica, che sabato 2 e domenica 3 maggio porterà avanti una vasta azione coordinata di pulizia ambientale.
Il progetto arriva dopo il successo della prima edizione del 2025, che aveva coinvolto 9 appuntamenti, 530 volontari e consentito la rimozione di oltre 6.400 chilogrammi di rifiuti. Un risultato che l’associazione ha deciso di rilanciare con un format ancora più strutturato e ambizioso. Per il 2026 sono infatti previsti nove eventi distribuiti nei Comuni di San Michele al Tagliamento, Veneto, Italy (Bibione), Caorle, Veneto, Italy, Eraclea, Jesolo, Venezia, Lido, Chioggia, Veneto, Rosolina, Porto Viro, e Porto Tolle, con l’obiettivo dichiarato di superare i 500 partecipanti e raggiungere almeno 10.000 chilogrammi di plastica e rifiuti raccolti.
L’iniziativa è stata selezionata nell’ambito del bando per iniziative ambientali e sostenuta con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, un contributo che ha permesso di ampliare la portata del progetto e di introdurre nuove modalità di monitoraggio ambientale. “Il Weekend del Mare rappresenta un’evoluzione naturale del nostro impegno sui territori”, ha dichiarato Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus. “Attraverso la rimozione dei rifiuti dall’ambiente contribuiamo a costruire una consapevolezza diffusa sull’importanza di tutelare il mare e le nostre coste. Il coinvolgimento di centinaia di volontari in contemporanea lungo tutto il litorale veneto è un segnale forte, concreto, che dimostra quanto i cittadini siano pronti a fare la loro parte”.
Gli appuntamenti, aperti a tutti, prevedono circa due ore di attività di raccolta di plastica e rifiuti non pericolosi su tratti di spiaggia individuati in collaborazione con i Comuni e con le aziende locali che gestiscono il servizio rifiuti. La partecipazione è gratuita, ma subordinata a registrazione obbligatoria sul sito ufficiale dell’associazione anche ai fini della copertura assicurativa. I minori di 16 anni potranno partecipare solo se accompagnati.
Il programma entrerà nel vivo sabato 2 maggio con i cleanup previsti a Porto Tolle, Veneto, Italy nella Sacca degli Scardovari alle ore 9:00, a Porto Viro, Veneto, Italy allo Scanno Cavallari alle 8:30, a Chioggia, in Isola Verde alle 9:30, a Jesolo pineta alle 9:30 e a Caorle al Lido Altanea alle 10:00. Domenica 3 maggio le attività proseguiranno a Rosolina presso la spiaggia Casoni foce Adige alle 14:30, al Venezia Lido nella zona Murazzi alle 10:00, a Eraclea Mare alle 9:00 e a San Michele al Tagliamento -Bibione alle 9:30.
Le iniziative saranno coordinate dai referenti locali dell’associazione con il coinvolgimento diretto di cittadini e volontari, in un’azione condivisa di tutela e valorizzazione della costa veneta. Tra le principali novità dell’edizione 2026 figura inoltre l’introduzione della catalogazione scientifica dei rifiuti raccolti: i partecipanti saranno dotati di schede tecniche per classificare tipologie e materiali secondo le linee guida del progetto europeo “Beach Litter”, con i dati che verranno trasmessi alla banca dati europea per contribuire al monitoraggio del fenomeno del marine litter.
“Abbiamo voluto fare un passo in più”, ha aggiunto De Gaetano, “ogni attività di raccolta diventa anche un momento utile alla ricerca. Condividere i dati a livello europeo significa contribuire in modo concreto alla conoscenza del problema e alla definizione di soluzioni più efficaci”.
Il “Weekend del Mare 2026” si svolge con il patrocinio della Regione Veneto, della Conferenza dei Sindaci del Litorale e dei nove Comuni coinvolti. Accanto alla rimozione dei rifiuti, il progetto punta anche a rafforzare la consapevolezza ambientale e a promuovere la partecipazione attiva dei cittadini nella tutela del territorio, valorizzando uno dei patrimoni naturali più importanti del Paese.
Il neo presidente e neo amministratore delegato Europe di Psa International sarà affiancato nel nuovo CdA da Roberto Ferrari e dai responsabili dell'area EM&A e dello sviluppo di Psa L'articolo Cambio al vertice di Psa Italy: Dirk Jan Storm succede a Marco Conforti proviene da Shipping Italy .
Il neo presidente e neo amministratore delegato Europe di Psa International sarà affiancato nel nuovo CdA da Roberto Ferrari e dai responsabili dell’area EM&A e dello sviluppo di Psa
Cambio al vertice di uno dei gruppi protagonisti della logistica portuale italiana. L’Assemblea dei Soci di Psa Genoa Investments — holding partecipata al 72% da Psa International e al 28% da Fair Market Value Capital Partners e Td Greystone Infrastructure Fund — ha comunicato il rinnovo delle cariche sociali e ufficializzato il passaggio di testimone tra Marco Conforti e Dirk Jan Storm alla guida di Psa Italy.
Marco Conforti conclude il proprio mandato triennale di Presidente dopo una carriera strettamente legata allo sviluppo della portualità in Italia. Nominato a febbraio 2023 dal consiglio d’amministrazione di Psa Genoa Investments, Conforti ha accompagnato il Gruppo fin dal 1998, anno del primo ingresso dei terminal di Genova e Venezia nel perimetro europeo di Psa.
Sotto la sua guida, e grazie al suo contributo come consulente senior area EM&A e come vertice di associazioni di categoria come Assiterminal, Confetra e Feport, le unità italiane — Psa Genova Pra’, Psa Sech e Psa Venice-Vecon — hanno consolidato una leadership indiscussa nel traffico container nazionale.
“Lascio realtà solide, consapevoli delle sfide in atto e pronte ad affrontare con determinazione i profondi cambiamenti che stanno interessando il terminalismo portuale”, ha dichiarato Conforti, sottolineando con orgoglio la capacità di innovazione dimostrata dal Gruppo nella logistica internazionale.
Il nuovo presidente di Psa Italy Dirk Jan Storm, contestualmente anche nuovo amministratore delegato Europe di Psa International, con oltre 25 anni di esperienza internazionale in ambito finance e general management, ha operato in scenari complessi tra Europa, Medio Oriente, Americhe, Africa e Asia. Come spiega una nota, la sua competenza tecnica, maturata nella gestione di grandi progetti greenfield, ristrutturazioni finanziarie e fusioni industriali, rappresenta la chiave di volta per affrontare la prossima fase di espansione dei terminal gateway di Genova e Venezia.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY
SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI
Come muoversi in laguna e quando andarci La laguna Veneta si estende per centinaia di chilometri quadrati e conta decine di isole, grandi e piccole. L’errore più comune è pensare “faccio tutto in un giorno”: le distanze sull’acqua sono diverse da quelle su st…
L a laguna di Venezia è fatta di silenzi d’acqua, campanili lontani e barene che cambiano colore con la marea. Basta allontanarsi di pochi minuti dai flussi di San Marco per ritrovarsi in isole dove si sente ancora l’odore delle fornaci, del pesce appena scaricato, dei campi coltivati. Otto luoghi diversi, tutti legati da uno stesso filo: l’acqua salmastra della Laguna Veneta, un paesaggio culturale unico che merita di essere esplorato con calma e con mezzi leggeri, dal vaporetto alla bicicletta.
Preferisci ascoltare il riassunto audio?
Nell'articolo
Come muoversi in laguna e quando andarci
La laguna Veneta si estende per centinaia di chilometri quadrati e conta decine di isole, grandi e piccole. L’errore più comune è pensare “faccio tutto in un giorno”: le distanze sull’acqua sono diverse da quelle su strada, i tempi si dilatano e la bellezza sta proprio lì.
Per raggiungere Murano, Burano, Torcello, Sant’Erasmo, Lido, Pellestrina, Giudecca e San Francesco del Deserto si usano quasi sempre vaporetti o barche: il trasporto pubblico collega i principali approdi, mentre per le isole più appartate o per itinerari personalizzati conviene affidarsi a tour in barca o imbarcazioni tradizionali come il bragozzo, che permettono anche di avvicinarsi meglio alle barene e agli scorci meno frequentati.
Il periodo più interessante per esplorare la laguna va dalla primavera all’autunno, quando giornate lunghe e temperature miti invitano a restare all’aperto, tra fornaci, orti e spiagge.
L’estate porta più folla ma regala il Lido nella sua piena vita balneare e le serate lunghe sulle fondamenta. In autunno e in inverno la luce si fa più bassa, le nebbie ridisegnano il paesaggio e le isole si svuotano: perfetto per chi cerca tranquillità e ritmi lenti.
Un soggiorno di almeno tre o quattro giorni consente di affiancare la visita alla città di Venezia a una piccola “odissea lagunare”: un giorno nel nord tra Murano, Burano e Torcello, un altro tra Lido e Pellestrina, un terzo dedicato a Sant’Erasmo, Giudecca e, se organizzata in anticipo, San Francesco del Deserto.
Le isole dell’arte e delle case colorate: Murano, Burano, Torcello
Murano
Murano
Murano è la Venezia “artigiana”: un’isola attraversata da un canale centrale che ricorda, in versione ridotta, il Canal Grande.
Qui l’aria profuma di vetro caldo e fumo di fornaci. Alle finestre dei laboratori si intravedono maestri vetrai che modellano una pasta incandescente trasformandola in vasi, perle, lampadari.
Le botteghe espongono opere in vetro di ogni forma, mentre il museo del vetro racconta come la Repubblica abbia concentrato qui le fornaci per proteggere la città dagli incendi e custodire i segreti delle proprie lavorazioni.
Visitare Murano ha senso se si entra almeno in un laboratorio, osservando da vicino il passaggio dalla massa informe al pezzo finito.
Burano
Burano
Più a nord, Burano è il contrario della monocromia: una fila di case dalle facciate vivaci, ognuna di un colore diverso, che si riflettono nei canali stretti.
L’isola è legata da secoli alla pesca e al merletto: nel museo dedicato si scopre come le trame fossero tramandate di madre in figlia, con pazienza quasi infinita. In pasticceria si assaggiano i bussolai o buranelli, biscotti a base di burro e uova, dalla consistenza compatta e dal profumo di vaniglia o agrumi, nati come dolce “di scorta” per i pescatori.
In alcune calli meno battute si notano ancora le antiche barche a remi, memoria di una laguna in cui la voga era l’unico motore.
Torcello
Torcello
Torcello, poco distante, è l’opposto della Burano animata: un’isola ampia, con orti, giardini privati, campi e pochissimi residenti.
Camminando lungo il sentiero principale il rumore diventa ovattato e l’attenzione si sposta sui dettagli: un muretto di mattoni, una vite che sale su un pergolato, qualche trattoria sparsa dove ci si può fermare per pranzo. È un luogo che racconta la fase più antica della storia lagunare: qui sorsero alcuni dei primi insediamenti, oggi riconoscibili nelle sue chiese e nei resti monumentali.
Una visita guidata aiuta a leggere ciò che a un primo sguardo sfugge: stratificazioni, leggende, collegamenti con la storia della Serenissima. Torcello è facilmente abbinabile a Burano grazie ai collegamenti frequenti in barca, meglio se inserita in un’unica escursione per ottimizzare gli spostamenti.
Tra orti, conventi e litorali: Sant’Erasmo, San Francesco del Deserto, Lido, Pellestrina
Venezia Lido
Sant’Erasmo è la laguna agricola. Qui lo sguardo incontra campi coltivati, filari, piccoli casolari e strade che si prestano alla bicicletta.
La Serenissima si riforniva da quest’isola per frutta e verdura, e ancora oggi gran parte dell’orto lagunare nasce qui.
Tra le produzioni più note c’è il carciofo violetto, compatto, con foglie violacee che spuntano ordinatamente dai filari: un prodotto che finisce nei mercati veneziani e nei menu dei ristoranti. Una giornata a Sant’Erasmo può alternare un giro in bici tra i campi, qualche sosta in azienda agricola e un passaggio in spiaggia, lontano dal rumore cittadino.
Esistono anche alloggi diffusi che permettono di fermarsi la notte, dormendo in laguna ma fuori dalla confusione urbana.
Poco distante, in posizione più raccolta, l’isola di San Francesco del Deserto appare come una macchia verde in mezzo all’acqua, fatta di cipressi alti e mura di convento. Il suo nome ricorda il passaggio di San Francesco, e ancora oggi vi risiedono frati francescani che scandiscono la giornata con i ritmi della vita monastica.
L’isola non è servita da trasporto pubblico regolare: per visitarla è necessario prenotare un’escursione abbinata al collegamento da Burano o utilizzare un mezzo proprio.
Durante le visite guidate si accede al convento e al chiostro, spazi sobri, con pietre consumate e cortili interni silenziosi. È una sosta perfetta per chi cerca luoghi di raccoglimento e ha voglia di uscire completamente dalle rotte più affollate.
Sul margine esterno della laguna, il Lido di Venezia separa l’acqua interna dal Mare Adriatico. È un’isola lunga, attraversata da viali alberati, ville in stile Liberty e spiagge sabbiose attrezzate. I veneziani hanno con il Lido un rapporto quasi rituale: la capanna in spiaggia per tutta la stagione è una tradizione di famiglia.
In settembre arriva la Mostra del Cinema di Venezia, che porta tappeti rossi e proiezioni, ma per il resto dell’anno il Lido è un luogo da vivere in modo semplice: piedi nudi sulla sabbia, bici noleggiate vicino agli approdi, pedalate verso i Murazzi, le lunghe protezioni in pietra d’Istria che difendono l’isola dalle mareggiate e dall’acqua alta. Qui il suono costante è quello delle onde che si infrangono contro le difese, con il profumo di salsedine forte nell’aria.
Più a sud, Pellestrina è una striscia di terra sottile, con la laguna da un lato e il mare dall’altro. I borghi di pescatori hanno case basse, barche tirate in secca, reti appese ad asciugare, e una vita quotidiana scandita ancora dalla pesca.
La spiaggia è ampia e, proprio perché lontana dai circuiti più frequentati, resta spesso poco affollata. Verso l’estremità si trova l’oasi di Ca’ Roman, area di grande valore naturalistico, con dune e vegetazione costiera. Un modo coerente per esplorare Pellestrina è la bicicletta, percorrendo l’isola da nord a sud fino alla bocca di porto di Chioggia e fermandosi dove va l’istinto: un molo, una chiesetta, un bar di paese.
Giudecca e consigli pratici per un viaggio sostenibile
Giudecca
La Giudecca è un caso particolare: geograficamente isola, amministrativamente parte del centro storico di Venezia, all’interno del sestiere di Dorsoduro.
Si allunga di fronte alle Zattere e al Bacino di San Marco, collegata da linee frequenti di vaporetto. L’atmosfera è quella di un quartiere vissuto: panni stesi alle finestre, chiacchiere in campo, studenti universitari che animano calli e fondamenta.
Passeggiando lungo il fronte che guarda verso San Marco si ha una vista ampia sulla città storica, con campanili e facciate che cambiano colore durante la giornata. Sul lato opposto, lo sguardo corre verso la laguna sud, aperta e ampia.
Per gli spostamenti preferire mezzi pubblici, barche ecologiche, bici e voga alla veneta rispetto ai motoscafi veloci; pianificare gli itinerari in modo da ridurre gli spostamenti a vuoto tra un’isola e l’altra; scegliere alloggi diffusi su isole come Sant’Erasmo, Pellestrina o Giudecca per distribuire la pressione turistica fuori dalle zone più congestionate.
Sul fronte gastronomico, la laguna è un laboratorio di cucina di pesce e ortaggi locali. Nei ristoranti e osterie si trovano piatti legati alla pesca di Burano e Pellestrina, verdure provenienti da Sant’Erasmo e dai terreni lagunari, ricette storiche veneziane reinterpretate. Assaggiare prodotti come il carciofo violetto, i biscotti buranelli, il pesce azzurro fritto o in saor significa comprendere quanto la vita quotidiana degli abitanti sia intrecciata con questo ambiente d’acqua.
📰 il Nord Est📅 2026-04-29📍 VeneziaitClima · decarbonizzazione
Primo maggio “nazionale” a Marghera: per un’altra “rivoluzione industriale” il Nord Est
La scommessa industriale e il primato petrolchimico, le lotte operaie e l’ambiente avvelenato, lo sradicamento delle fabbriche, la ripartenza ad ostacoli.
Cent’anni dopo il decollo del primo polo metallurgico e navale, i leader sindacali nazionali di Cgil, Cisl e Uil convergeranno a Porto Marghera per un Primo Maggio di memoria e speranza. Un secolo di storia economica e sociale ad un battito del cuore da Venezia, un progetto radicale senza precedenti nel Paese. Concepito da Piero Foscari, deputato della destra liberale, realizzato dall’élite finanziaria veneziana - Giovanni Volpi di Misurata, Giovanni Stucky, Nicolò Papadopoli Aldobrandini - con l’avallo della Banca Commerciale Italiana e il robusto sostegno dello Stato.
Corre il 23 luglio 1917, l’annus horribilis di Caporetto, quando il governo Boselli autorizza la Società Porto Industriale all’avvio dei lavori nell’area paludosa dei Bottenighi, espropriando nel contempo un quarto del territorio di Mestre: è il prologo alla bonifica dei terreni lagunari (oltre quindici milioni di metri quadrati strappati al “salso”), all’escavo di canali artificiali, alla costruzione di reti stradali e raccordi ferroviari.
Un disegno ambizioso e controverso quello di Volpi, influente tecnocrate nel Ventennio fascista, deciso a «sospingere Venezia nei tempi moderni» superandone l’esclusiva vocazione turistica. Che diventa realtà negli anni Venti, con la nascita del primo cantiere (Breda), l’inaugurazione del Canale Vittorio Emanuele tra la stazione marittima e Marghera (1922), l’apertura al traffico di merci e materie prime (1926), l’insediamento di una cinquantina di stabilimenti preceduto dall’accorpamento al capoluogo dei quattro comuni investiti dagli impianti. Che attinge alla manodopera rurale e procede per gradi.
Dapprima le lavorazioni di base, la distillazione del carbon fossile e la produzione di vetro, i fertilizzanti e gli anticrittogamici, le raffinerie, i depositi di oli minerali. In seguito, a partire dagli anni Trenta, lo sviluppo della meccanica, i metalli non ferrosi, l’ammoniaca sintetica per concimi e il ventaglio di produzioni minori che si valgono della centrale termica più potente nel circuito nazionale.
Duramente bombardati nel secondo conflitto mondiale, gli stabilimenti sono rapidamente ricostruiti e sorge anzi una seconda zona industriale, attraversata dal canale culminante nella Bocca di Malamocco.
Un boom frenetico e per molti versi selvaggio (il rialzo del piano campagna includerà l’interramento di rifiuti tossici) che moltiplica la popolazione a Mestre (90 mila abitanti), Marghera (25 mila) e nei borghi limitrofi di Favaro, Zelarino, Chirignago. Un’espansione di ciminiere e fonderie che garantisce profitti colossali ai monopolisti e negli anni Sessanta si traduce in duecento aziende attive con 40 mila lavoratori (dal proletariato urbano ai “metalmezzadri” provenienti dalla provincia) per un transito annuo superiore ai 7 milioni di tonnellate, invidiato dai maggiori terminal europei. È l’età del conflitto nell’oasi rossa del Veneto bianco: scioperi massicci, lotte unitarie per un salario equo (le «cinquemila lire uguali per tutti»), difesa della salute, denuncia dell’inquinamento.
Toni Negri, Massimo Cacciari, Gianni De Michelis: Potere operaio che mobilita gli studenti ai cancelli e sfida il riformismo della sinistra storica. Il miraggio della “terza zona siderurgica”, persino, progettata su tremila ettari, rimasta sostanzialmente sulla carta, che si aggrappa al record di traffico marittimo (1974) ma già sconta l’inversione di tendenza dei primi anni Ottanta.
Un decennio insanguinato dagli omicidi di Sergio Gori e Giuseppe Taliercio, dirigenti del Petrolchimico, vittime delle Brigate Rosse; sgretolato negli assetti societari produttivi. È il declino di un modello gigantista, simboleggiato dal processo ai “Signori della chimica”, imputati per la morte di 157 lavoratori di Montedison ed Enichem, esposti agli effetti cancerogeni del cloruro di vinile monomero.
Fino alla storia recente, alla profonda, faticosa, transizione in atto: la Zona logistica semplificata (2020) istituita per favorire il rilancio con incentivi fiscali e amministrativi, lo spegnimento della torcia nella raffineria nel 2023, l’incompiuta bonifica del suolo contaminato. Così i grandi gruppi cedono il passo, il terziario avanza e l’occupazione arretra a 12 mila addetti con 120 aziende spalmate su 2mila ettari. Così le rappresentanze dei lavoratori respingono la «monocoltura turistica» in nome di una «manifattura sostenibile».
By 2100, rising seas could erase destinations such as the Maldives and Seychelles from the map - and experts warn 'last chance' trips could accelerate their disappearance.