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Intesa fra parte della committenza e parte delle imprese camionistiche sulle attese al carico/scarico dei mezzi L'articolo Nuovo accordo a Ravenna fra autotrasporto e container proviene da Shipping Italy .
Le Associazioni di Ravenna dei committenti Spedizionieri Arsi e Agenti Marittimi Asamar e le Associazioni degli autotrasportatori Cna Ravenna, Confartigianato Imprese Ravenna, Confcooperative Romagna Estense e Legacoop Romagna, riunite nel Cuar, hanno siglato questa mattina, presso la sede dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Adriatico Centro Settentrionale, un nuovo accordo per definire regole condivise, trasparenza e collaborazione sul tema delle attese alla caricazione e scaricazione di merci in container: “Si rafforza un modello virtuoso di collaborazione nella logistica dei container basato su fiducia reciproca e qualità dei rapporti tra le parti” ha spiegato una nota congiunta.
“Un accordo, curato dall’Avv. Simone Bassi, che nasce prima di tutto da un principio: la qualità delle relazioni tra imprese è un fattore decisivo per la competitività del sistema portuale. Il documento sottoscritto sulla piazza di Ravenna rappresenta, un ulteriore passo concreto verso un modello più maturo di collaborazione tra committenti e autotrasportatori, fondato su regole condivise, trasparenza e responsabilità reciproca” si aggiunge nella nota.
Secondo i firmatari la creazione di strumenti condivisi, come la commissione paritetica per la gestione delle controversie, va nella direzione di un dialogo continuo e strutturato tra le parti. “Non solo regole, dunque, ma un vero e proprio patto di sistema – ha osservato il coordinatore del Cuar Veniero Rosetti – che punta a rinsaldare le relazioni fra gli operatori della logistica e a qualificare ulteriormente il porto di Ravenna come contesto in cui cooperazione e competitività possono crescere insieme”.
“È un accordo importante. Dimostra come, a livello territoriale, sia possibile costruire soluzioni condivise in grado di rafforzare la collaborazione tra committenza e autotrasporto. L’intesa punta – ha sottolineato Annagiulia Randi, presidente di Arsi – su previsioni contrattuali uniformi e condivise in materia di tempi di attesa al carico e allo scarico, offrendo maggiore certezza e organizzazione agli operatori. La nostra categoria si conferma così come elemento strategico della catena logistica, capace di dialogare e fare sintesi tra le diverse esigenze dei soggetti coinvolti, a beneficio dell’intero sistema imprenditoriale ravennate”.
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📰 La RepubblicaMedia📅 2026-04-27📍 RavennaitAria · inquinamentoClima · decarbonizzazione
Normative più stringenti e sviluppo del bunkeraggio spingono il settore. Il mercato europeo verso i 50 miliardi entro il 2033. In Italia la filiera è ancora incompleta
Nel sistema energetico sta cambiando una variabile chiave: non solo dove si produce il gas, ma come viene distribuito. È su questo terreno che prende forma lo small scale Lng, la distribuzione di gas naturale liquefatto su piccola scala, che da segmento marginale sta evolvendo in una filiera industriale. Il punto di forza è la modularità: minori volumi, maggiore flessibilità, capacità di servire porti, industrie e aree non metanizzate.
L’interesse per lo small scale Lng è legato a tre fattori. Il primo è la sicurezza energetica: dopo la crisi del gas del 2022, seguita alla guerra in Ucraina, l’Europa ha aumentato il ricorso al Gnl, che oggi copre circa il 40% delle importazioni, provenienti in larga parte da Stati Uniti e Qatar. Il secondo è regolatorio: le norme europee e internazionali, da FuelEU Maritime all’estensione dell’Ets al trasporto marittimo, spingono verso combustibili a minori emissioni. Il terzo è tecnologico: il Gnl è una soluzione disponibile su scala industriale ed è compatibile con il bio-Gnl.
In questo contesto, lo small scale Lng sta uscendo dalla dimensione di nicchia, con la prospettiva - secondo le stime di Grand View Research, società di analisi americana - di passare da circa 17 miliardi nel 2025 a quasi 50 miliardi di dollari al 2033 solo in Europa, con tassi di crescita a doppia cifra. A guidare questa crescita è il settore marittimo. Lo evidenzia Dnv: la flotta mondiale di navi alimentate a Gnl ha raggiunto le 648 unità a fine 2024 ed è destinata a crescere rapidamente. Oggi circa il 50% delle nuove navi a combustibili alternativi utilizza il Gnl, confermando il ruolo “ponte” di questo vettore nella transizione del trasporto marittimo. A questo trend si affiancano i primi segnali operativi: nei porti italiani sono già state avviate operazioni regolari di bunkeraggio, con frequenze che in alcuni casi arrivano a una ogni due giorni.
Questo trend sta spingendo lo sviluppo del bunkeraggio e, più in generale, il salto di scala dello small scale Lng, che per crescere deve poter contare su depositi costieri, navi dedicate e una logistica integrata, collegata ai terminali di rigassificazione - punto di ingresso del gas nella filiera - da cui prende avvio la distribuzione su piccola scala. Su questa base si innestano soluzioni come ship-to-ship e ship-to-truck, che consentono di rifornire non solo le navi ma anche le autocisterne, estendendo l’utilizzo del Gnl oltre il comparto marittimo.
È su questo terreno - disponibilità di infrastrutture, operatività nei porti e capacità di distribuzione - che si misura il grado di maturità dei mercati. In Italia, il quadro è ancora sbilanciato. Come mostrano i dati di Bip Consulting, nel 2024 la domanda complessiva di Gnl ha raggiunto circa 208mila tonnellate, ma resta fortemente concentrata nell’autotrazione, che rappresenta oltre l’80% dei consumi, con più di 5.000 mezzi e circa 180 stazioni di rifornimento, soprattutto nel Centro-Nord. Il comparto navale, invece, è ancora marginale ma è quello destinato a crescere di più: gli scenari indicano che, con lo sviluppo delle infrastrutture e condizioni di mercato favorevoli, i consumi potrebbero aumentare rapidamente nei prossimi tre anni, trainando l’espansione complessiva del mercato.
Grafico a cura di Silvano Di Meo
I nodi restano su due piani, strettamente intrecciati. Da un lato, la complessità burocratica - tra iter autorizzativi multilivello e concessioni demaniali per l’utilizzo di aree e banchine portuali - continua a rappresentare più un ostacolo amministrativo che tecnico. Dall’altro, questi ritardi si riflettono sul piano infrastrutturale: ad oggi sono operativi solo due depositi costieri, snodi in cui il gas, dopo l’importazione attraverso i terminali di rigassificazione, viene stoccato e ridistribuito su scala ridotta. Sono quelli di Ravenna - unico punto di ritiro di Gnl a servizio della penisola - e di Oristano, che serve esclusivamente la Sardegna e resta un laboratorio per le reti isolate. Altri progetti sono stati presentati, alcuni risultano autorizzati, ma non ancora realizzati.
Sul fronte del bunkeraggio, passaggi decisivi sono stati compiuti con le linee guida per le operazioni ship-to-ship di Gnl e bio-Gnl pubblicate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel maggio 2025. Il documento introduce procedure operative standard, definisce i requisiti di sicurezza e chiarisce il ruolo delle autorità portuali.
Il crescente interesse è stato confermato anche dagli esiti delle prime aste dedicate allo small scale Lng, svoltesi tra ottobre e dicembre 2025, che hanno visto l’allocazione di 15 slot, rendendo possibile l’utilizzo su scala commerciale del Gnl anche nei segmenti più nuovi. A rafforzare la filiera contribuiscono anche infrastrutture di rigassificazione galleggiante come il terminale Fsru Toscana di Olt Offshore Lng, controllato da Snam. L’impianto, al largo di Livorno, rappresenta un’infrastruttura storica per l’import e oggi si sta affermando come uno dei primi snodi operativi in grado di collegare la grande importazione alla distribuzione su piccola scala.
Il quadro, però, è più ampio. L’Italia dispone di una rete di terminali di rigassificazione - onshore, offshore e Fsru - che negli ultimi anni ha rafforzato la capacità di importazione. Il passaggio decisivo è trasformare questa dotazione in una filiera logistica diffusa, capace di alimentare porti, trasporti e industrie. È qui che si gioca la partita dello small scale Lng: non più solo importare gas, ma portarlo dove serve davvero.